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Il modello Cognitivista della Fobia Sociale

 Autore: Dott.ssa Francesca La Lama

 La fobia sociale è un disturbo molto diffuso. E’ caratterizzata da diversi sintomi, ma l’aspetto centrale – facilmente identificabile – è la paura del giudizio altrui. In particolare la Fobia Sociale consiste nell’intensa paura di manifestare imbarazzo, disagio o ansia nelle situazioni in cui si è esposti pubblicamente al giudizio degli altri. Questa condizione può essere estremamente debilitante, in quanto chi ne soffre cerca di evitare le situazioni in cui potrebbe essere valutati come inadeguati, ridicoli, incapaci e di poter dire o fare cose imbarazzanti e di esser giudicati ansiosi, impacciati, stupidi, deboli o “pazzi”.

Alcuni autori (Clark e Wells, 1995-1997; Wells e Matthews, 1994), hanno individuato un modello cognitivo della fobia sociale.

Modello della fobia sociale di Clark & Wells (1995)

Secondo questo modello la caratteristica centrale dei fobici sociali è il forte desiderio di dare una buona impressione di sé agli altri, ma tale desiderio è messo in discussione dalla sensazione di non avere le capacità per riuscirci e di essere destinata al fallimento in ogni situazione prestazionale. Pensano di essere oggetto di derisione e di rifiuto in tutte le situazioni sociali in cui possono rendersi evidenti segni di disagio (ad es. “se in pubblico mi mostro ansioso, gli altri mi giudicano un debole”). Questi giudizi di pericolo attivano un processo di “ansia” consistente in modificazioni fisiologiche, cognitive e comportamentali (ad es., tremore, rossore, sudorazione). La vergogna è il cardine su cui ruota la fobia sociale: il timore di essere mal giudicati per i propri sintomi ansiosi ( una lettura del pensiero da parte degli altri che scorgeranno debolezza, fragilità ecc) aumenta la sensazione di disagio, i comportamenti protettivi e sostiene il disturbo ansioso. La persona che prova vergogna in una situazione sociale è convinto che chi lo circonda stia pensando male di lui, e sperimenta una forte ansia che lo spinge a mettere in atto dei comportamenti mirati di evitamento. Il rischio percepito riguarda una forte compromissione della propria autoimmagine con conseguente caduta dell’autostima. Centrale in questo tipo di problemi è la metavergogna, ovvero il fatto che la persona si vergogni di vergognarsi; l’attivazione fisiologica  in situazioni sociali ( arrossire, sudare ecc) generano preoccupazione e la propria inadeguatezza percepita, già inizialmente temuta cresce e l’ansia può intensificarsi fino a produrre un vero e proprio attacco di panico.

L’evitamento diventa la strategia difensiva elitaria che la persona fobica mette in atto per evitare l’ansia connessa alle situazioni temute  e che contestualmente porta a concentrare l’attenzione su di sé e sui propri comportamenti.  Questi comportamenti protettivi, anche se comportano una riduzione della sintomatologia ansiosa,  non rappresentano la soluzione del problema poichè nel tempo aumentano e rafforzano le convinzioni di debolezza, incapacità, incompetenza e inadeguatezza.

In conclusione, il modello cognitivo della fobia sociale propone che, quando una persona si trova in una situazione pubblica, si verifica la seguente sequenza di eventi: la situazione attiva le convinzioni relative al potenziale fallimento della prestazione e le implicazioni ad essa connesse alla manifestazione dei sintomi; questo induce l’individuo a percepire un pericolo sociale che diventa evidente nelelle preoccupazioni anticipatorie o nei pensieri automatici negativi. ( Non so cosa dire. La gente penserà che sono stupido; mi agiterò e perderò il controllo. Titti mi noteranno; Cosa accadrà se sudo? Loro penseranno che  non sono normale; Balbetterò e parlerò in modo incomprensibile. La gente penserà che sono stupido). I pensieri automatici negativi sono associati all’attivazione dell’ansia sotto forma di sintomi somatici o cognitivi, i quali sono soggetti a giudizi negativi e possono essere interpretati come prove di fallimento o di umiliazione. Le valutazioni di pericolo sono accompagnate dallo spostamento di attenzione verso se stessi e dal monitoraggio di sensazioni, immagini e impressioni di sè. Le informazioni interne sono utilizzate per elaborare delle interferenze su come si appare agli occhi degli altri e sul giudizio di questi ultimi.

Secondo il modello cognitivo della fobia sociale  avanzato da Clark e Wells (1995; 1997) quando una persona si trova a vivere una situazione sociale la situazione viene ad essere giudicata pericolosa  e si attivano le credenze relative al potenziale fallimento della prestazione e le coinvolgimenti legate alla manifestazione dei sintomi; ciò induce il soggetto a percepire un pericolo sociale che diviene visibile nelle preoccupazioni anticipatorie o nei pensieri automatici negativi. Come per esempio: “non cosa dire, la gente penserà che sono stupido”; oppure “cosa succederà se sudo o balbetto? Tutti mi noteranno e penseranno che non sono normale”.

I pensieri automatici negativi sono associati all’attivazione dell’ansia, sotto forma di sintomi somatici o cognitivi, che diventano ulteriori fonti di pericolo, perché sono soggetti a giudizi negativi e potrebbero essere interpretati come prove di umiliazione o fallimento. La strategia difensiva porta a concentrare l’attenzione su di sé e sui propri comportamenti. I comportamenti protettivi, impiegati nel tentativo di nascondere o evitare le conseguenze temute, non fanno altro che contribuire alla permanenza del problema attraverso i seguenti meccanismi:

–       Restrizione del focus attentivo su di sè

–       Ostacolo alla verifica

–       Aumento dei sintomi tenuti ( ad esempio sudare, avere vuoti di mente,       tremare)

–       Influenzamento della situazione sociale ( ad esempio facendo apparire la persona fredda ed ostile)

 In alcune circostanze, l’individuo evita completamente la situazione sociale tenuta, privandosi in tal modo della possibilità di smentire le proprie credenze e i giudizi negativi. Le preoccupazioni relative all’anticipazione e all’analisi a posteriori contribuiscono al mantenimento del problema, preattivando i processi negativi ed alimentando dopo l’incontro questi timori con sentimenti e immagini distorte di sè.Bibliofrafia

–       Beck A.T., Emery C., Greenberg R.L., (1985), Anxiety Disorders and Phobias:A cognitive perspective. New York: Basic Books.

–       Clark, DM.(1986), A cognitive model of panic. Behaviour Research and therapy; 24, 461-470.

–       Clark DM., Wells A. (1995). A cognitive model of social phobia. In R. Heimberg, M. Liebowitz, D.A. Hope & F.R. Schneier (Eds) Social Phobia: Diagnosis, Assessment and Treatment. New York: Guilford Press.

–       Wells A. (1999), Trattamento cognitivo dei disturbi d’ansia, curatore edizione italiana: Sica Claudio, Psicologia McGraw-Hill, Milano;

–       Wells A., Matthews G. (1994), Attention and Emotion. A clinical Perspective. Hove, Uk : Erlbaum.

 

 

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Il vantaggio di essere timidi

Il cervello dei soggetti timidi o introversi potrebbe percepire il mondo in modo diverso rispetto a quanto accade per i soggetti più estroversi.

 

Circa il 20 per cento delle persone nascono infatti con un tratto della personalità denominato “sensibilità per  la percezione sensoriale” (SPS) che può manifestarsi con la tendenza ad essere persone inibite, o addirittura nevrotiche. Il tratto può essere visto in alcuni bambini che sono “lenti a scaldarsi” nelle situazioni sociali,  che piangono facilmente al primo rimprovero, fanno domande insolite. o hanno pensieri particolarmente profondi. I risultati di un nuovo studio mostrano che queste persone “estremamente sensibili”, o timide, prestano maggiore attenzione ai dettagli, e mostrano una più intensa attività in alcune regioni del cervello, quando si sforzano di elaborare le informazioni visive, rispetto a coloro che non sono classificati come “altamente sensibili”. Lo studio è stato condotto da ricercatori della Stony Brook University di New York, e dalla Università del Sud Est insieme all’Accademia cinese delle scienze, entrambe in Cina. I risultati sono stati pubblicati il 4 marzo sulla rivista Social Cognitive and Affective Neuroscience. Gli individui con un carattere estremamente sensibile preferiscono avere più tempo per prendere decisioni e per riflettere, sono più coscienziosi e più facilmente si annoiano con le chiacchiere inutili. In un precedente studio era stato già osservato come i soggetti con un temperamento estremamente sensibile si infastidiscono facilmente per il rumore e la folla, subiscono gli effetti della caffeina, si spavantano con facilità. I ricercatori del presente studio ritengono che questa sensibilità sensoriale al rumore, al dolore, o alla caffeina sia un effetto collaterale di un atteggiamento innato, che porta a vivere con maggiore intensità le esperienze della vita. Nello studio, i ricercatori hanno utilizzato un questionario per separare i soggetti più sensibili da quelli meno sensibili. Poi,  16 partecipanti hanno dovuto mettere a confronto due vignette simili, dovendo osservare tutti i particolari. Nel frattempo, i ricercatori hanno scansionato il cervello di ciascun partecipante con risonanza magnetica funzionale (fMRI) Risultato: le persone timide hanno osservato le varie differenze per un tempo più lungo delle persone meno timide e hanno mostrato un’attivazione significativamente più elevata nelle aree cerebrali coinvolte nell’ associare le percezioni visive con altre percezioni sensoriali. Il cervello delle persone timide non elaborava semplicemente la percezione visiva, ma si attivava per una elaborazione più profonda degli input registrati. Questo tratto di elevata sensibilità si trova in più di 100 specie diverse, dai moscerini della frutta e pesce alla canini e primati, il che indica che questo tipo di personalità a volte potrebbe offrire un vantaggio evolutivo. I biologi stanno iniziando ad accettare che, all’interno di una specie, ci possano essere due “personalità” ugualmente di successo. Il tipo sensibile, sempre una minoranza, sceglie di riflettere più a lungo prima di agire, come se le esplorazioni si facessero più con il cervello che con gli arti. L’altro tipo invece è capace di andare  “là dove nessuno è mai giunto prima”, dicono gli scienziati. La strategia della persona timida non è vantaggiosa quando le risorse sono abbondanti o dove occorrono azioni veloci e aggressive, mentre è utile nelle situazioni di pericolo, quando è più difficile scegliere fra due opportunità, o è necessario un approccio particolarmente intelligente.

Fonte: Live Science Apr. 2010

 

Fobia Sociale

Autore: Dott.ssa Francesca La Lama

Fobia Sociale

Cos’è

La fobia sociale è caratterizzata da diversi sintomi, ma l’aspetto centrale – facilmente identificabile – è la paura del giudizio altrui. La Fobia Sociale consiste nell’intensa paura di manifestare imbarazzo, disagio o ansia nelle situazioni in cui si è esposti pubblicamente al giudizio degli altri. Questa condizione può essere estremamente debilitante, in quanto chi ne soffre cerca di evitare le situazioni in cui potrebbe essere valutati come inadeguati, ridicoli, incapaci e di poter dire o fare cose imbarazzanti e di esser giudicati ansiosi, impacciati, stupidi, deboli o “pazzi”.

Questi timori possono essere presenti solo in alcune situazioni sociali (fobia sociale specifica) o nella maggioranza di esse (fobia sociale generalizzata). Negli individui che soffrono del tipo generalizzato il disturbo ha un esordio più precoce ed è spesso accompagnato da una maggiore tendenza alla depressione e all’abuso di alcool.

Come si manifesta

La spiccata sensibilità al giudizio ha come conseguenza un disagio marcato nelle relazioni interpersonali e di evitamento delle “situazioni” o delle “prestazioni” che generano tale disagio soggettivo. La persona prova emozioni di paura  vergogna, crede di non essere in grado di gestire tali emozioni ed essere per questo giudicato negativamente.

Tipicamente le situazioni più temute da chi soffre di fobia sociale sono: feste, cene, frequentazioni di locali, acquisti nei negozi, riunioni di lavoro, svolgimento di attività quotidiane in presenza di altre persone (es. conversare, mangiare, bere, scrivere, guidare, utilizzare il telefono o il computer).

Il meccanismo psicologico che alimenta la Fobia Sociale è il circolo vizioso di ansia anticipatoria che precede le situazioni temute e che può manifestarsi anche molto tempo prima la previsione di una situazione temuta e che dà luogo poi effettivamente ad una condizione di ansia ed imbarazzo quando si verifica la situazione, con conseguente aumento dell’ansia anticpatoria per le situazioni future. La paura di agire in modo umiliante non corrisponde necessariamente a ciò che in effetti accade. Anzi la maggior parte delle volte si tratta di un timore assolutamente infondato che non trova nessun riscontro nel comportamento reale. Ciò che conta non è la situazione in sé, ma la percezione, distorta dalla paura, con cui la situazione viene vissuta. L’immediata conseguenza di questo meccanismo è l’ansia. In alcune occasioni, l’ansia può diventare così intensa da ostacolare realmente il soggetto nello svolgimento dei suoi compiti. I sintomi ansiosi più frequentemente percepiti sono: palpitazioni, tremori alle mani o alle gambe, sudorazione, malessere gastrointestinale, vampate di calore, balbettio, diarrea, tensione muscolare e confusione. Nei casi più gravi, il timore del giudizio negativo può provocare veri e propri attacchi di panico.

Cause

Non è possibile individuare la causa principale a cui attribuire con certezza l’origine di questo disagio. Le cause sono molteplici e spesso sottilmente intrecciate tra loro; esse vanno ricercate, secondo quanto afferma la maggior parte degli studiosi, nell’interazione tra le caratteristiche genetiche e l’ambiente. Concorrono alla genesi di questo disturbo

  • la familiarità per disturbi d’ansia
  • il temperamento
  • i fattori educativi come ad esempio l’aver avuto genitori ansiosi, l’aver avuto ostacoli alle esperienze sociali, l’esser stati molto criticati, l’eccessiva severità ed anche l’isolamento sociale familiare)

Conseguenze

Chi soffre di fobia sociale è portato a costruirsi, nel corso degli anni, un ambiente e una condizione di vita, nei quali i “rischi” di incontrare o interagire con gli altri siano ridotti al minimo. Spesso questo comporta l’abbandono prima del tempo del proprio corso di studi, la rinuncia ad occupare posizioni professionali magari più gratificanti, il declinare inviti ad eventi sociali, fino a trovarsi confinati in situazioni e in rapporti sociali ben conosciuti e controllabili.

Chi soffre di fobia sociale, dunque, quando ha un livello d’ansia molto elevato, può avere realmente delle prestazioni scadenti. L’avverarsi di ciò che si teme di più, di solito, causa ulteriore imbarazzo, vergogna o senso di umiliazione. Si può instaurare, così, un circolo vizioso che autoalimenta il disturbo, in quanto mantiene nel tempo il timore del giudizio negativo e l’ansia anticipatoria.

Questo disturbo è caratterizzato anche da condotte di evitamento, per cui il soggetto evita le situazioni temute. I motivi dell’evitamento possono essere diversi: si può provare un’ansia così intensa da ritenerla ingestibile o si può essere stanchi di affrontare delle situazioni in cui si lotta contro la propria sensazione di inadeguatezza. In alcuni casi gli evitamenti possono portare all’isolamento sociale della persona.

Per tenere sotto controllo l’ansia e l’eventualità di essere giudicati negativamente, si possono mettere in atto anche i cosiddetti comportamenti protettivi. Ad esempio il soggetto può non togliere la giacca in un ambiente caldo per non far vedere che suda, creando, così, le condizioni per sudare ancora di più e sentirsi ancora di più in imbarazzo.

I comportamenti protettivi, come quelli di evitamento, temporaneamente riducono il timore di fare una brutta figura, ma alla lunga peggiorano i sintomi.

Questo quadro non potrà che confermare le previsioni iniziali di fallimento e la valutazione negativa di sé tipici di chi presenta la fobia sociale.

Trattamento

Come per altri disturbi d’ansia il trattamento cognitivo-comportamentalesi è dimostrato molto efficace nella cura della fobia sociale, effettuato sia individualmente che in gruppo. Il gruppo presenta inoltre notevoli vantaggi, a cominciare dal fatto ovvio di essere già in una situazione sociale.

Gli obiettivi della psicoterapia cognitivo comportamentale della fobia sociale sono di due tipi:

1. ristrutturazione cognitiva delle convinzioni che alimentano la fobia.

2. esposizione alle situazioni temute.

La terapia mira, da una parte a modificare gli assunti disfunzionali, dall’altra cerca di insegnare abilità per gestire al meglio le situazioni sociali.
Tali abilità prevedono, solitamente, sia tecniche (come i training di rilassamento) per la gestione dell’ansia, sia tecniche per la gestione dell’interazione verbale.

FOBIA SOCIALE

Autore: Dott.ssa Francesca La Lama

LE FOBIE SPECIFICHE

La fobia è una paura estrema, irrazionale e sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia e con cui gli altri si confrontano senza particolari tormenti psicologici. Chi ne soffre, infatti, è sopraffatto dal terrore all’idea di venire a contatto magari con un animale innocuo come un ragno o una lucertola, o di fronte alla prospettiva di compiere un’azione che lascia indifferenti la maggior parte delle persone (ad esempio non riuscire a prendere l’ascensore o la metropolitana). Le persone che soffrono di fobie si rendono perfettamente conto dell’irrazionalità di certe reazioni emotive, ma non possono controllarle. L’ansia da fobia si esprime con sintomi fisiologici come tachicardia, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza. Di fronte a tali sintomi si desidera fortemente scappare e in futuro ad evitare la situazione o l’oggetto scatenante. La tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che possono essere associate alla paura, sebbene riduca sul momento gli effetti della paura, in realtà costituisce una strategia di emergenza con conseguenze e limiti nella vita delle persone: ogni evitamento, infatti, conferma la pericolosità della situazione evitata e prepara l’evitamento successivo rinforzando negativamente la paura). Gli evitamenti producono l’incremento, non solo della sfiducia nelle proprie risorse, ma anche della reazione fobica della persona, al punto da interferire significativamente con la normale routine dell’individuo, con il funzionamento lavorativo o scolastico oppure con le attività o le relazioni sociali.

Esistono le fobie generalizzate (l’agorafobia e la fobia sociale) fortemente invalidanti, e le comuni fobie specifiche, generalmente meglio gestite dai soggetti che evitano gli stimoli temuti, tali fobie si possono classificare così:

–       Tipo animali. Fobia dei ragni (aracnofobia), fobia degli uccelli o fobia dei piccioni (ornitofobia), fobia degli insetti, fobia dei cani (cinofobia), fobia dei gatti (ailurofobia), fobia dei topi, ecc..

–       Tipo ambiente naturale. Fobia dei temporali (brontofobia), fobia delle altezze (acrofobia), fobia del buio (scotofobia), fobia dell’acqua (idrofobia), ecc..

–       Tipo sangue-iniezioni-ferite. Fobia del sangue (emofobia), fobia degli aghi, fobia delle siringhe, ecc.. In generale, se la paura viene provocata dalla vista di sangue o di una ferita o dal ricevere un’iniezione o altre procedure mediche invasive.

–       Tipo situazionale. Nei casi in cui la paura è provocata da una situazione specifica, come trasporti pubblici, tunnel, ponti, ascensori, volare (aviofobia) guidare, oppure luoghi chiusi (claustrofobia)

–       Altro tipo. Nel caso in cui la paura è scatenata da altri stimoli come: il timore o l’evitamento di situazioni che potrebbero portare a soffocare o contrarre una malattia. Una forma particolare di fobia riguarda il proprio corpo o una parte di esso, che la persona vede come orrende, inguardabili, ripugnanti (dismorfobia).

E’ importante chiarire che il tipo di fobia da cui si è affetti non ha alcun significato simbolico inconscio e la paura specifica è legata unicamente ad esperienze di apprendimento errato involontario (non necessariamente ricordate dal soggetto), per cui l’organismo associa involontariamente pericolosità ad un oggetto o situazione oggettivamente non pericolosa. Si tratta, in sostanza, di un processo di cosiddetto “condizionamento classico”. Tale condizionamento si mantiene inalterato nel tempo a causa dello spontaneo evitamento sistematico che i soggetti fobici mettono in atto rispetto alla situazione temuta.

LA FOBIA SOCIALE

La fobia sociale è un disturbo d’ansia caratterizzato principalmente dalla paura di agire, di fronte agli altri, in modo imbarazzante o umiliante e di ricevere giudizi negativi (paura di essere giudicati).Questa paura può portare chi ne soffre ad evitare la maggior parte delle situazioni sociali, per la paura di comportarsi in modo “sbagliato” e di venir mal giudicati. Solitamente le situazioni più temute da chi soffre di fobia sociale sono quelle che implicano la necessità di dover fare qualcosa davanti ad altre persone.Le persone che soffrono di fobia sociale temono di apparire ansiose e di mostrarne i “segni”, cioè temono di diventare rosse in volto, di tremare, di balbettare, di sudare, di avere batticuore, oppure di rimanere in silenzio senza riuscire a parlare con gli altri, senza avere la battuta “pronta”. Infine, accade spesso che chi ne soffre, quando non si trova in una situazione temuta, riconosca come irragionevole la paura provata e la vergogna e tenda, conseguentemente, ad auto accusarsi e rimproverarsi per non riuscire a fare cose che tutti fanno.

Sebbene tali emozioni siano comuni a tutti per i soggetti che soffrono di tale disturbo il disagio e i sintomi che ne conseguono sono tali da fargli evitare in tutti i modi le situazioni sociali, con conseguenti limiti scolastici, lavorativi e nell’ambito sociale e affettivo.

La caratteristica principale della fobia sociale è data quindi dalla paura di trovarsi in situazioni sociali o di essere osservati mentre si sta facendo qualcosa, come ad esempio parlare in pubblico o, più semplicemente, parlare con una persona, scrivere, mangiare o telefonare.Nelle situazioni sociali temute, gli individui con fobia sociale sono preoccupati di apparire imbarazzati e, soprattutto, sono timorosi che gli altri li giudichino ansiosi, deboli, “pazzi”, o stupidi. Possono, quindi, temere di parlare in pubblico per la preoccupazione di dimenticare improvvisamente quello che devono dire o per la paura che gli altri notino il tremore delle mani o della voce, oppure possono provare ansia estrema quando conversano con gli altri per la paura di apparire poco chiari.

I sintomi della fobia sociale possono condurre il soggetto ad evitare di mangiare, bere o scrivere in pubblico, per timore di rimanere imbarazzato dal fatto che gli altri possano vedere le sue mani tremare. Ovviamente, queste persone cercano in tutti i modi evitare tali situazioni o, se vi sono costrette, sopportano tali situazioni con un carico di disagio molto elevato. I sintomi della fobia sociale (legati all’ansia) maggiormente percepiti sono: palpitazioni (79%), tremori (75%), sudori (74%), tensione muscolare (64%), nausea (63%), secchezza delle fauci (61%), vampate di calore (57%), arrossamenti (51%), mal di testa (46%).Un’altra caratteristica tipica di questo disturbo è una marcata ansia che precede le situazioni temute e che prende il nome di ansia anticipatoria. Così, già prima di affrontare una situazione sociale (per esempio andare ad una festa o andare ad una riunione di lavoro), le persone cominciano a preoccuparsi per tale evento. Come spesso accade nei disturbi fobici, le persone che provano tale disturbo riconoscono, quando sono lontane dalle situazioni temute, che le loro paure solo assolutamente irragionevoli, eccessive e sciocche, arrivando così a colpevolizzarsi ulteriormente per le loro condotte evitanti.

La fobia sociale è un disturbo alquanto diffuso tra la popolazione, la percentuale di persone che ne soffre va dal 3% al 13%, sembra che ne soffrano più le donne che gli uomini.

La fobia sociale, se non trattata, tende a rimanere stabile e cronica, e spesso può dare luogo ad altri disturbi come la depressione o all’abuso di sostanze. Tale disturbo sembra esordire normalmente in età adolescenziale o nella prima età adulta.

Solitamente si distinguono due tipi di Fobia Sociale:

–       semplice, quando la persona teme solo una o poche tipologie di situazioni (per esempio è incapace di parlare in pubblico, ma non ha problemi in altre situazioni sociali come partecipare ad una festa o parlare con uno sconosciuto);

–       generalizzata, quando invece la persona teme pressoché tutte le situazioni sociali. Nelle forme più gravi e pervasive, si tende a preferire la diagnosi di Disturbo Evitante di Personalità.