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E’ in funzione tutti i mercoledi’ il centro cefalee alla clinica Santa Rita

Articolo di Enrico De Maria, Stampa, Nazionale, 20/7/2010

Annunciato dalla Stampa agli inizi di maggio, il Centro di medicina delle cefalee, il primo aperto in Piemonte dal Gruppo Policlinico di Monza, adesso e’ una realta’. Diretto da uno dei maggiori esperti europei in materia, il professor Fabio Antonaci, e’ attivo una volta la settimana, il mercoledi’, e chiunque puo’ prenotarsi per visite e terapie al Cup della Clinica Santa Rita a Torino. Il professor Antonaci lo ha affidato ad una delle sue dottoresse di fiducia, Elena Guaschino, ed una volta al mese ha garantito la propria presenza. Il Centro ha incominciato a funzionare e il direttore scientifico del Policlinico di Monza, il professor Elio Guido Rondanelli, e’ molto soddisfatto che questo nuovo servizio che la citta’ di Vercelli e’ in grado di offrire a tutto il resto del Piemonte noi nonche’ alle regioni limitrofe. «Spesso – osserva il professor Antonaci, docente all’Universita’ di Pavia – si tende a trascurare il mal di testa occasionale, risolvendo tutto con la classica pastiglia consigliata dal farmacista. Talvolta, pero’, il problema non si risolve cosi’ facilmente perche’ il mal di testa tende a ripetersi con frequenza, ad onta dei farmaci. Si pensi che, solo in Italia, soffrono di emicrania 6 milioni di persone, e l’emicrania non e’ che un tipo di cefalea». Il Centro aperto alla Santa Rita garantisce un supporto efficace a chiunque, preoccupato per il ripetersi o il cronicizzarsi del mal di testa, intenda capire di che natura e’ e come curarlo. «Visto che la diagnosi e la cura delle cefalee – spiega il professor Antonaci – e’ a volte un atto estremamente complesso, sarebbe opportuno, prima di incontrare lo specialista, redigere un diario della propria cefalea, annotando anche i sintomi ad essa associati, i farmaci assunti in precedenza». Il professor Antonaci e la dottoressa Guaschino ritengono essenziali i rapporti con i medici di famiglia ed i farmacisti. «Ho avuto modo – dice il professor Antonaci – di parlare con il presidente dell’Ordine dei medici, il dottor Pier Giorgio Fossale, che mi ha colpito per la sua preparazione e per la disponibilita’. Intendiamo organizzare un corso per medici di base, e piu’ tardi vorremmo fare la stessa cosa con i neurologi e con i farmacisti. La loro collaborazione e’ preziosa. I farmacisti, poi sono indispensabili, se si pensa che il 40-50 per cento delle persone che soffrono di cefalea non vanno dal medico: loro possono indirizzare, quando e’ il caso, verso lo specialista». Il professor Antonaci conta molto sull’informazione perche’, ribadisce, trascurare il mal di testa, puo’ essere pericoloso. Per questo motivo la Santa Rita e’ disseminata, oggi, di «Bignami» sulle cefalee e sulle emicranie in tutte le sale d’attesa.

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Stanchezza, irritabilita’, indiffirenza al sesso? Ecco i sintomi del male del XXI secolo

Articolo di Francesca Paci, Stampa, Nazionale, 12/1/2010

Le vacanze di Natale sono alle spalle ma non siete ancora riusciti a smaltire lo stress che attribuivate ai ricongiungimenti familiari coatti e al prosciugamento dell’esangue carta di credito? E magari, a essere proprio sinceri, e’ gia’ da qualche mese che indipendentemente dalle feste comandate vi sentite stanchi, irritabili, fisicamente indifferenti all’altro sesso si trattasse pure d’un surrogato accessibile di George Clooney o di Kate Moss? Vi state abituando a prendere piu’ raffreddori che delusioni? Fermatevi un istante e respirate piano: e’ possibile che, come un terzo del mondo occidentale, soffriate di «Adrenal Fatigue», la stanchezza adrenalinica prodotta dai ritmi congestionati della vita contemporanea ribattezzata dagli esperti «sindrome del ventunesimo secolo». Anche congegni sofisticati come il corpo umano possono andare in cortocircuito. In condizioni di forte tensione le ghiandole surrenali producono grandi quantita’ di ormone cortisolo per regolare la pressione del sangue. E’ un processo naturale, che nei bambini alterna fasi di eccitazione a ingestibile nervosismo. L’eta’ adulta aggiunge complessita’. E se il periodo di stress si prolunga, la macchina grippa. Succede soprattutto alle donne, seppure riconoscerlo significa ipotizzare un’idiosincrasia femminile all’ipernevrotica routine quotidiana. Quando James Wilson, fondatore del Canadian College of Naturopathic Medicine di Toronto, conio’ in un saggio l’espressione «Adrenal Fatigue» per descrivere lo sballamento delle funzioni adrenaliniche, professori e psicologi la liquidarono come una variante «alternativa» dell’esaurimento nervoso. Era il 1998: dieci anni e migliaia di copie vendute del libro di Wilson dopo, l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ ha riconosciuto che esistono una serie di sintomi da stress sempre piu’ diffusi riconducibili sotto l’ombrello della «Andrenal Fatigue Syndrome», il paradigma della modernita’. «Piu’ ancora della sindrome mi preoccupa la pillola che prima o poi le case farmaceutiche inventeranno per curarla», osserva Simone Perotti, autore del bestseller «Adesso basta: lasciare il lavoro e cambiare vita» (Chiare Lettere) che in tre mesi ha venduto oltre 40 mila copie. Parla per esperienza personale. E’ passato dai piani alti del Boston Consulting Group a quelli della Sisal e dell’Rcs Media Group prima di decidersi a scalare la marcia, «downshifting» direbbero gli anglosassoni, e ritirarsi dall’arena: «Due anni fa ho mollato tutto, ora lavoro come skipper e scrivo libri. Cambiare stile di vita e’ l’unica medicina possibile alla malattia dell’occidente industrializzato che conta il tempo in denaro». Da quando ha pubblicato la sua esperienza riceve settecento email al giorno: lettori che lo ringraziano per averli aiutati a capire che quel bisogno compulsivo di un caffe’ o di un bicchiere di Coca Cola non era semplicemente una cattiva abitudine alimentare. Avete riconosciuto qualche sintomo? Niente allarmismi, siete tutt’altro che soli, soprattutto dopo lo tzunami della crisi economica globale. «Bisogna preoccuparsi, ma non troppo, perche’ l’ansia alimenta il problema» spiega al «Daily Mail» Rhian Stephenson, nutrizionista della Balance Clinic di Londra. Uno su tre dei suoi pazienti conoscono piuttosto bene la «Adrenal Fatigue»: «Le cause possono essere molte, un lutto, un divorzio, una polmonite particolarmente lunga. Lo stress pian piano diventa cronico e subentra l’insonnia». Chi e’ affetto dalla sindrome del ventunesimo secolo tende a restare sveglio fino a tardi seppure stanco, fatica ad alzarsi, non si riprende mai del tutto neppure dalla piu’ blanda delle influenze. La medicina? Scalare drasticamente la marcia non e’ semplicissimo. Rhian Stephenson suggerisce di partire lentamente cominciando con un test della saliva per escludere qualsiasi altro disturbo. Se poi tutte le strade portano alla «Adrenal Fatigue» e’ ora d’iniziare una dieta a base di magnesio, vitamina C, olio di pesce. E guardare la tv. Si’, la tv. Sara’ pure inutile ma e’ proprio quello il segreto.

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Sono figli di un mondo che crede nelle pillole

Articolo di Elena Lisa, Stampa, Nazionale, 26/2/2010

Nell’universo globalizzato, dove ci si scambia informazioni attraverso internet, non c’e’ porzione consistente di mondo che resti esclusa dal business che lucra. Anche quando contrabbanda abbagli e a rimetterci e’ la salute. Percio’ credere che l’abuso di farmaci non coinvolga gli studenti italiani, e’ impensabile. Ne sa qualcosa Riccardo Gatti, direttore scientifico dell’Osservatorio sulle dipendenze della Lombardia. Sui miracoli promessi dalle pilloline magiche che «aumentano la concentrazione» ha un’idea precisa: «sono cialtronate». Gli studenti s’impasticcano, ma gli effetti non ci sono? «Ci sono, ma sono immediati e durano poco. A differenza delle conseguenze che, invece, sono devastanti e dalle quali si esce con grande fatica». Il solito allarmismo? “Parlano i fatti: la generazione tra i venti e i venticinque anni e’ in preda all’ansia, ha difficolta’ di relazione, disturbi sessuali, soffre piu’ delle precedenti di depressione e disagi mentali. Sono solo alcuni degli effetti collaterali dell’abuso. Questo e’ allarmismo?”. No, ma nemmeno e’ il metodo per convincere i ragazzi a non «farsi» di medicine. Le vendite in rete dilagano… “Da un paio d’anni il messaggio legato alla vendita di molti farmaci, anche quelli da banco, preme sulle virtu’ energizzanti di cui sono capaci: bustine multivitaminiche, compresse effervescenti che danno carica e sciroppi che garantiscono vitalita’ in ogni momento della giornata”. «Doping» per vivere? Gia’. Che diventa lecito, sdoganato dalla comunicazione ”ufficiale”: un doping che oggi si prende sotto forma di farmaco. Con queste premesse, perche’ uno studente dovrebbe aver paura o giudicare immorale buttar giu’ una pillolina per superare un esame?. Dovrebbe farlo perche’ sa, perche’ e’ informato… “Dovrebbe, ma non puo’. I ragazzi vivono nella societa’ che sdogana il ”doping” e considerano internet un mezzo d’informazione autorevole. Credono a cosa viene detto e scritto nella rete. Percio’ serve controllo”. Come i test antidoping all’Universita’? “No. Queste sono soluzioni che i ragazzi saprebbero aggirare. Il controllo a cui penso e’ l’accompagnamento costante durante la crescita da parte degli adulti”. Come potrebbero convincerli a lasciar perdere farmaci che promettono capacita’ mentali piu’ agili e potenti? “Con una semplice considerazione: se davvero le pillole rendessero piu’ intelligenti, la prima cosa che farebbe chi le prende sarebbe smetterla di farlo”.

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