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FOBIE: VINCERLE DEFINITIVAMENTE

aereoNon occorre solo cancellare il ricordo legato alla fobia ma, soprattutto, creare una nuova traccia di memoria alternativa a quella passata.

Le persone che soffrono di fobie, come per es. la paura dell’aereo, sono capaci di immaginare comodamente sedute nello studio del terapeuta, di prendere un aereo, anche se continuano ad evitare un qualsiasi viaggio che per essere realizzato prevede questo mezzo di trasporto. Questo perchè la paura è un’emozione che ha permesso all’uomo di sopravvivere per migliaia di anni di fronte ad una minaccia, favorendo la sopravvivenza in ambienti ostili. Tuttavia quest’emozione può degenerare anche in disturbi d’ansia e attacchi di panico o fobie.

Ricerche del Nencki Institute of Experimental Biology di Varsavia hanno dimostrato che nel 70-80% delle persone che si sono sottoposte a terapie basate semplicemente sull’assuefazione allo stimolo pauroso, la fobia dopo alcuni anni si è ripresentata. Indagando sul motivo per cui le fobie sono così insidiose e difficili da eliminare definitivamente, hanno riscontrato che nei neuroni di topi da laboratorio impauriti da uno shock, si accumula una proteina. Dallo studio delle varie connessioni nervose in topi sottoposti ad uno stimolo pauroso, è stato visto che al ripetersi della reazione fobica si attivano dei collegamenti diversi da quelli attivati quando, invece, la paura è cessata. Da tutto ciò hanno dedotto che per vincere la fobia, non occorre solo cancellare il ricordo degli stimoli che la provocano, come asseriva il comportamentismo, ma sostituirle con nuovi ricordi competitivi a quelli passati. Questi risultati sono in linea con i principi dell’approccio cognitivo-comportamentale, che nel trattamento delle fobie pone molta attenzione alla ristrutturazione cognitiva dei pensieri legati allo stimolo fobico, permettendo alla persona di fare nuove esperienze che si vanno a sostituire a quelle passate.

Autore: Dott.ssa Irina Lupetti

Il modello Cognitivista della Fobia Sociale

 Autore: Dott.ssa Francesca La Lama

 La fobia sociale è un disturbo molto diffuso. E’ caratterizzata da diversi sintomi, ma l’aspetto centrale – facilmente identificabile – è la paura del giudizio altrui. In particolare la Fobia Sociale consiste nell’intensa paura di manifestare imbarazzo, disagio o ansia nelle situazioni in cui si è esposti pubblicamente al giudizio degli altri. Questa condizione può essere estremamente debilitante, in quanto chi ne soffre cerca di evitare le situazioni in cui potrebbe essere valutati come inadeguati, ridicoli, incapaci e di poter dire o fare cose imbarazzanti e di esser giudicati ansiosi, impacciati, stupidi, deboli o “pazzi”.

Alcuni autori (Clark e Wells, 1995-1997; Wells e Matthews, 1994), hanno individuato un modello cognitivo della fobia sociale.

Modello della fobia sociale di Clark & Wells (1995)

Secondo questo modello la caratteristica centrale dei fobici sociali è il forte desiderio di dare una buona impressione di sé agli altri, ma tale desiderio è messo in discussione dalla sensazione di non avere le capacità per riuscirci e di essere destinata al fallimento in ogni situazione prestazionale. Pensano di essere oggetto di derisione e di rifiuto in tutte le situazioni sociali in cui possono rendersi evidenti segni di disagio (ad es. “se in pubblico mi mostro ansioso, gli altri mi giudicano un debole”). Questi giudizi di pericolo attivano un processo di “ansia” consistente in modificazioni fisiologiche, cognitive e comportamentali (ad es., tremore, rossore, sudorazione). La vergogna è il cardine su cui ruota la fobia sociale: il timore di essere mal giudicati per i propri sintomi ansiosi ( una lettura del pensiero da parte degli altri che scorgeranno debolezza, fragilità ecc) aumenta la sensazione di disagio, i comportamenti protettivi e sostiene il disturbo ansioso. La persona che prova vergogna in una situazione sociale è convinto che chi lo circonda stia pensando male di lui, e sperimenta una forte ansia che lo spinge a mettere in atto dei comportamenti mirati di evitamento. Il rischio percepito riguarda una forte compromissione della propria autoimmagine con conseguente caduta dell’autostima. Centrale in questo tipo di problemi è la metavergogna, ovvero il fatto che la persona si vergogni di vergognarsi; l’attivazione fisiologica  in situazioni sociali ( arrossire, sudare ecc) generano preoccupazione e la propria inadeguatezza percepita, già inizialmente temuta cresce e l’ansia può intensificarsi fino a produrre un vero e proprio attacco di panico.

L’evitamento diventa la strategia difensiva elitaria che la persona fobica mette in atto per evitare l’ansia connessa alle situazioni temute  e che contestualmente porta a concentrare l’attenzione su di sé e sui propri comportamenti.  Questi comportamenti protettivi, anche se comportano una riduzione della sintomatologia ansiosa,  non rappresentano la soluzione del problema poichè nel tempo aumentano e rafforzano le convinzioni di debolezza, incapacità, incompetenza e inadeguatezza.

In conclusione, il modello cognitivo della fobia sociale propone che, quando una persona si trova in una situazione pubblica, si verifica la seguente sequenza di eventi: la situazione attiva le convinzioni relative al potenziale fallimento della prestazione e le implicazioni ad essa connesse alla manifestazione dei sintomi; questo induce l’individuo a percepire un pericolo sociale che diventa evidente nelelle preoccupazioni anticipatorie o nei pensieri automatici negativi. ( Non so cosa dire. La gente penserà che sono stupido; mi agiterò e perderò il controllo. Titti mi noteranno; Cosa accadrà se sudo? Loro penseranno che  non sono normale; Balbetterò e parlerò in modo incomprensibile. La gente penserà che sono stupido). I pensieri automatici negativi sono associati all’attivazione dell’ansia sotto forma di sintomi somatici o cognitivi, i quali sono soggetti a giudizi negativi e possono essere interpretati come prove di fallimento o di umiliazione. Le valutazioni di pericolo sono accompagnate dallo spostamento di attenzione verso se stessi e dal monitoraggio di sensazioni, immagini e impressioni di sè. Le informazioni interne sono utilizzate per elaborare delle interferenze su come si appare agli occhi degli altri e sul giudizio di questi ultimi.

Secondo il modello cognitivo della fobia sociale  avanzato da Clark e Wells (1995; 1997) quando una persona si trova a vivere una situazione sociale la situazione viene ad essere giudicata pericolosa  e si attivano le credenze relative al potenziale fallimento della prestazione e le coinvolgimenti legate alla manifestazione dei sintomi; ciò induce il soggetto a percepire un pericolo sociale che diviene visibile nelle preoccupazioni anticipatorie o nei pensieri automatici negativi. Come per esempio: “non cosa dire, la gente penserà che sono stupido”; oppure “cosa succederà se sudo o balbetto? Tutti mi noteranno e penseranno che non sono normale”.

I pensieri automatici negativi sono associati all’attivazione dell’ansia, sotto forma di sintomi somatici o cognitivi, che diventano ulteriori fonti di pericolo, perché sono soggetti a giudizi negativi e potrebbero essere interpretati come prove di umiliazione o fallimento. La strategia difensiva porta a concentrare l’attenzione su di sé e sui propri comportamenti. I comportamenti protettivi, impiegati nel tentativo di nascondere o evitare le conseguenze temute, non fanno altro che contribuire alla permanenza del problema attraverso i seguenti meccanismi:

–       Restrizione del focus attentivo su di sè

–       Ostacolo alla verifica

–       Aumento dei sintomi tenuti ( ad esempio sudare, avere vuoti di mente,       tremare)

–       Influenzamento della situazione sociale ( ad esempio facendo apparire la persona fredda ed ostile)

 In alcune circostanze, l’individuo evita completamente la situazione sociale tenuta, privandosi in tal modo della possibilità di smentire le proprie credenze e i giudizi negativi. Le preoccupazioni relative all’anticipazione e all’analisi a posteriori contribuiscono al mantenimento del problema, preattivando i processi negativi ed alimentando dopo l’incontro questi timori con sentimenti e immagini distorte di sè.Bibliofrafia

–       Beck A.T., Emery C., Greenberg R.L., (1985), Anxiety Disorders and Phobias:A cognitive perspective. New York: Basic Books.

–       Clark, DM.(1986), A cognitive model of panic. Behaviour Research and therapy; 24, 461-470.

–       Clark DM., Wells A. (1995). A cognitive model of social phobia. In R. Heimberg, M. Liebowitz, D.A. Hope & F.R. Schneier (Eds) Social Phobia: Diagnosis, Assessment and Treatment. New York: Guilford Press.

–       Wells A. (1999), Trattamento cognitivo dei disturbi d’ansia, curatore edizione italiana: Sica Claudio, Psicologia McGraw-Hill, Milano;

–       Wells A., Matthews G. (1994), Attention and Emotion. A clinical Perspective. Hove, Uk : Erlbaum.

 

 

FOBIA SOCIALE

Autore: Dott.ssa Francesca La Lama

LE FOBIE SPECIFICHE

La fobia è una paura estrema, irrazionale e sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia e con cui gli altri si confrontano senza particolari tormenti psicologici. Chi ne soffre, infatti, è sopraffatto dal terrore all’idea di venire a contatto magari con un animale innocuo come un ragno o una lucertola, o di fronte alla prospettiva di compiere un’azione che lascia indifferenti la maggior parte delle persone (ad esempio non riuscire a prendere l’ascensore o la metropolitana). Le persone che soffrono di fobie si rendono perfettamente conto dell’irrazionalità di certe reazioni emotive, ma non possono controllarle. L’ansia da fobia si esprime con sintomi fisiologici come tachicardia, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza. Di fronte a tali sintomi si desidera fortemente scappare e in futuro ad evitare la situazione o l’oggetto scatenante. La tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che possono essere associate alla paura, sebbene riduca sul momento gli effetti della paura, in realtà costituisce una strategia di emergenza con conseguenze e limiti nella vita delle persone: ogni evitamento, infatti, conferma la pericolosità della situazione evitata e prepara l’evitamento successivo rinforzando negativamente la paura). Gli evitamenti producono l’incremento, non solo della sfiducia nelle proprie risorse, ma anche della reazione fobica della persona, al punto da interferire significativamente con la normale routine dell’individuo, con il funzionamento lavorativo o scolastico oppure con le attività o le relazioni sociali.

Esistono le fobie generalizzate (l’agorafobia e la fobia sociale) fortemente invalidanti, e le comuni fobie specifiche, generalmente meglio gestite dai soggetti che evitano gli stimoli temuti, tali fobie si possono classificare così:

–       Tipo animali. Fobia dei ragni (aracnofobia), fobia degli uccelli o fobia dei piccioni (ornitofobia), fobia degli insetti, fobia dei cani (cinofobia), fobia dei gatti (ailurofobia), fobia dei topi, ecc..

–       Tipo ambiente naturale. Fobia dei temporali (brontofobia), fobia delle altezze (acrofobia), fobia del buio (scotofobia), fobia dell’acqua (idrofobia), ecc..

–       Tipo sangue-iniezioni-ferite. Fobia del sangue (emofobia), fobia degli aghi, fobia delle siringhe, ecc.. In generale, se la paura viene provocata dalla vista di sangue o di una ferita o dal ricevere un’iniezione o altre procedure mediche invasive.

–       Tipo situazionale. Nei casi in cui la paura è provocata da una situazione specifica, come trasporti pubblici, tunnel, ponti, ascensori, volare (aviofobia) guidare, oppure luoghi chiusi (claustrofobia)

–       Altro tipo. Nel caso in cui la paura è scatenata da altri stimoli come: il timore o l’evitamento di situazioni che potrebbero portare a soffocare o contrarre una malattia. Una forma particolare di fobia riguarda il proprio corpo o una parte di esso, che la persona vede come orrende, inguardabili, ripugnanti (dismorfobia).

E’ importante chiarire che il tipo di fobia da cui si è affetti non ha alcun significato simbolico inconscio e la paura specifica è legata unicamente ad esperienze di apprendimento errato involontario (non necessariamente ricordate dal soggetto), per cui l’organismo associa involontariamente pericolosità ad un oggetto o situazione oggettivamente non pericolosa. Si tratta, in sostanza, di un processo di cosiddetto “condizionamento classico”. Tale condizionamento si mantiene inalterato nel tempo a causa dello spontaneo evitamento sistematico che i soggetti fobici mettono in atto rispetto alla situazione temuta.

LA FOBIA SOCIALE

La fobia sociale è un disturbo d’ansia caratterizzato principalmente dalla paura di agire, di fronte agli altri, in modo imbarazzante o umiliante e di ricevere giudizi negativi (paura di essere giudicati).Questa paura può portare chi ne soffre ad evitare la maggior parte delle situazioni sociali, per la paura di comportarsi in modo “sbagliato” e di venir mal giudicati. Solitamente le situazioni più temute da chi soffre di fobia sociale sono quelle che implicano la necessità di dover fare qualcosa davanti ad altre persone.Le persone che soffrono di fobia sociale temono di apparire ansiose e di mostrarne i “segni”, cioè temono di diventare rosse in volto, di tremare, di balbettare, di sudare, di avere batticuore, oppure di rimanere in silenzio senza riuscire a parlare con gli altri, senza avere la battuta “pronta”. Infine, accade spesso che chi ne soffre, quando non si trova in una situazione temuta, riconosca come irragionevole la paura provata e la vergogna e tenda, conseguentemente, ad auto accusarsi e rimproverarsi per non riuscire a fare cose che tutti fanno.

Sebbene tali emozioni siano comuni a tutti per i soggetti che soffrono di tale disturbo il disagio e i sintomi che ne conseguono sono tali da fargli evitare in tutti i modi le situazioni sociali, con conseguenti limiti scolastici, lavorativi e nell’ambito sociale e affettivo.

La caratteristica principale della fobia sociale è data quindi dalla paura di trovarsi in situazioni sociali o di essere osservati mentre si sta facendo qualcosa, come ad esempio parlare in pubblico o, più semplicemente, parlare con una persona, scrivere, mangiare o telefonare.Nelle situazioni sociali temute, gli individui con fobia sociale sono preoccupati di apparire imbarazzati e, soprattutto, sono timorosi che gli altri li giudichino ansiosi, deboli, “pazzi”, o stupidi. Possono, quindi, temere di parlare in pubblico per la preoccupazione di dimenticare improvvisamente quello che devono dire o per la paura che gli altri notino il tremore delle mani o della voce, oppure possono provare ansia estrema quando conversano con gli altri per la paura di apparire poco chiari.

I sintomi della fobia sociale possono condurre il soggetto ad evitare di mangiare, bere o scrivere in pubblico, per timore di rimanere imbarazzato dal fatto che gli altri possano vedere le sue mani tremare. Ovviamente, queste persone cercano in tutti i modi evitare tali situazioni o, se vi sono costrette, sopportano tali situazioni con un carico di disagio molto elevato. I sintomi della fobia sociale (legati all’ansia) maggiormente percepiti sono: palpitazioni (79%), tremori (75%), sudori (74%), tensione muscolare (64%), nausea (63%), secchezza delle fauci (61%), vampate di calore (57%), arrossamenti (51%), mal di testa (46%).Un’altra caratteristica tipica di questo disturbo è una marcata ansia che precede le situazioni temute e che prende il nome di ansia anticipatoria. Così, già prima di affrontare una situazione sociale (per esempio andare ad una festa o andare ad una riunione di lavoro), le persone cominciano a preoccuparsi per tale evento. Come spesso accade nei disturbi fobici, le persone che provano tale disturbo riconoscono, quando sono lontane dalle situazioni temute, che le loro paure solo assolutamente irragionevoli, eccessive e sciocche, arrivando così a colpevolizzarsi ulteriormente per le loro condotte evitanti.

La fobia sociale è un disturbo alquanto diffuso tra la popolazione, la percentuale di persone che ne soffre va dal 3% al 13%, sembra che ne soffrano più le donne che gli uomini.

La fobia sociale, se non trattata, tende a rimanere stabile e cronica, e spesso può dare luogo ad altri disturbi come la depressione o all’abuso di sostanze. Tale disturbo sembra esordire normalmente in età adolescenziale o nella prima età adulta.

Solitamente si distinguono due tipi di Fobia Sociale:

–       semplice, quando la persona teme solo una o poche tipologie di situazioni (per esempio è incapace di parlare in pubblico, ma non ha problemi in altre situazioni sociali come partecipare ad una festa o parlare con uno sconosciuto);

–       generalizzata, quando invece la persona teme pressoché tutte le situazioni sociali. Nelle forme più gravi e pervasive, si tende a preferire la diagnosi di Disturbo Evitante di Personalità.