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Stanchezza, irritabilita’, indiffirenza al sesso? Ecco i sintomi del male del XXI secolo

Articolo di Francesca Paci, Stampa, Nazionale, 12/1/2010

Le vacanze di Natale sono alle spalle ma non siete ancora riusciti a smaltire lo stress che attribuivate ai ricongiungimenti familiari coatti e al prosciugamento dell’esangue carta di credito? E magari, a essere proprio sinceri, e’ gia’ da qualche mese che indipendentemente dalle feste comandate vi sentite stanchi, irritabili, fisicamente indifferenti all’altro sesso si trattasse pure d’un surrogato accessibile di George Clooney o di Kate Moss? Vi state abituando a prendere piu’ raffreddori che delusioni? Fermatevi un istante e respirate piano: e’ possibile che, come un terzo del mondo occidentale, soffriate di «Adrenal Fatigue», la stanchezza adrenalinica prodotta dai ritmi congestionati della vita contemporanea ribattezzata dagli esperti «sindrome del ventunesimo secolo». Anche congegni sofisticati come il corpo umano possono andare in cortocircuito. In condizioni di forte tensione le ghiandole surrenali producono grandi quantita’ di ormone cortisolo per regolare la pressione del sangue. E’ un processo naturale, che nei bambini alterna fasi di eccitazione a ingestibile nervosismo. L’eta’ adulta aggiunge complessita’. E se il periodo di stress si prolunga, la macchina grippa. Succede soprattutto alle donne, seppure riconoscerlo significa ipotizzare un’idiosincrasia femminile all’ipernevrotica routine quotidiana. Quando James Wilson, fondatore del Canadian College of Naturopathic Medicine di Toronto, conio’ in un saggio l’espressione «Adrenal Fatigue» per descrivere lo sballamento delle funzioni adrenaliniche, professori e psicologi la liquidarono come una variante «alternativa» dell’esaurimento nervoso. Era il 1998: dieci anni e migliaia di copie vendute del libro di Wilson dopo, l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ ha riconosciuto che esistono una serie di sintomi da stress sempre piu’ diffusi riconducibili sotto l’ombrello della «Andrenal Fatigue Syndrome», il paradigma della modernita’. «Piu’ ancora della sindrome mi preoccupa la pillola che prima o poi le case farmaceutiche inventeranno per curarla», osserva Simone Perotti, autore del bestseller «Adesso basta: lasciare il lavoro e cambiare vita» (Chiare Lettere) che in tre mesi ha venduto oltre 40 mila copie. Parla per esperienza personale. E’ passato dai piani alti del Boston Consulting Group a quelli della Sisal e dell’Rcs Media Group prima di decidersi a scalare la marcia, «downshifting» direbbero gli anglosassoni, e ritirarsi dall’arena: «Due anni fa ho mollato tutto, ora lavoro come skipper e scrivo libri. Cambiare stile di vita e’ l’unica medicina possibile alla malattia dell’occidente industrializzato che conta il tempo in denaro». Da quando ha pubblicato la sua esperienza riceve settecento email al giorno: lettori che lo ringraziano per averli aiutati a capire che quel bisogno compulsivo di un caffe’ o di un bicchiere di Coca Cola non era semplicemente una cattiva abitudine alimentare. Avete riconosciuto qualche sintomo? Niente allarmismi, siete tutt’altro che soli, soprattutto dopo lo tzunami della crisi economica globale. «Bisogna preoccuparsi, ma non troppo, perche’ l’ansia alimenta il problema» spiega al «Daily Mail» Rhian Stephenson, nutrizionista della Balance Clinic di Londra. Uno su tre dei suoi pazienti conoscono piuttosto bene la «Adrenal Fatigue»: «Le cause possono essere molte, un lutto, un divorzio, una polmonite particolarmente lunga. Lo stress pian piano diventa cronico e subentra l’insonnia». Chi e’ affetto dalla sindrome del ventunesimo secolo tende a restare sveglio fino a tardi seppure stanco, fatica ad alzarsi, non si riprende mai del tutto neppure dalla piu’ blanda delle influenze. La medicina? Scalare drasticamente la marcia non e’ semplicissimo. Rhian Stephenson suggerisce di partire lentamente cominciando con un test della saliva per escludere qualsiasi altro disturbo. Se poi tutte le strade portano alla «Adrenal Fatigue» e’ ora d’iniziare una dieta a base di magnesio, vitamina C, olio di pesce. E guardare la tv. Si’, la tv. Sara’ pure inutile ma e’ proprio quello il segreto.

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Pastiglia magica per vincere l’ansia

Articolo di Elena Lisa, Stampa, Nazionale, 22/4/2010

Avevo 15 anni. Era la prima volta con la mia ragazza e con le pillole blu. Le ho buttate giu’ per non correre il rischio di una brutta figura. Le volte dopo, invece, le prendevo perche’ non si sa mai…». Carlo C. oggi ha 16 anni, ed e’ in cura per «dipendenza da Viagra» in un centro specializzato in «polidipendenze» che sta nella prima cintura di Milano. Carlo parla veloce, si mangia le parole. E sovente precisa: «Comunque e’ una cosa normale, anche gli amici di scuola le prendono. Sono i miei che la fanno tanto grossa». Pillole buttate giu’ come caramelle, farmaci presi come inutili afrodisiaci. «La pastiglia dell’amore», pensata in laboratorio per risolvere problemi vascolari e piena di controindicazioni, tra gli adolescenti non e’ un tabu’. Tanto che ha incominciato a circolare in classe, in discoteca e la sera davanti ai pub. «Quando andiamo nelle scuole – dice Maurizio Tucci, presidente della ”Societa’ italiana di pediatria preventiva e sociale” – gli studenti ci raccontano, con leggerezza, che la prendono cosi’, per curiosita’, per  vincere l’ansia senza capire che quello e’ un farmaco non un corno di rinoceronte tritato». Ansia di non farcela, com’e’ stato per Carlo, per via dell’ insicurezza e dell’eta’. «La media del primo rapporto e’ sceso, nell’arco di due anni, dai 16 ai 14 – continua Tucci -. Certo non esiste un momento che valga per tutti in materia di sessualita’, ma 14 anni sono davvero pochi per sperare di vivere il sesso senza affanni». Cio’ che allarma medici e sociologi che tentano di capire gli adolescenti e’ quel che si nasconde dietro l’ansia e l’immaturita’ di oggi: «Stati d’animo vissuti dai ragazzi di ogni generazione – dice Riccardo Gatti, psichiatra e direttore dell’Osservatore dipendenze della Lombardia – ma una volta bastavano gli ormoni a risolvere, ora invece servono gli eccitanti. Agli adolescenti di questa societa’ manca la voglia di impegnarsi, di sviluppare le capacita’ che hanno, percio’ cercano una scorciatoia, per arrivare senza fatica e perche’ non sanno affrontare la paura di ”sbagliare”». E cosi’ si rifugiano in un farmaco che spesso comprano a prezzi bassissimi su internet. «Sono cresciuti con l’idea – dice ancora Gatti – che per vivere serva doparsi. Sono bombardati da messaggi che reclamizzano pillole: quella per avere piu’ energia, piu’ grinta, piu’ concentrazione, piu’ capacita’. I ragazzi di oggi sono nati assuntori». Una pillola per ogni uso, quindi: le prime perche’ non credi di essere all’altezza e quelle dopo per sentirti «Superman»: nello sport, a scuola, a letto con la ragazza. Conta poco, quasi niente, che prendere medicine senza prescrizione sia un grave rischio. «Alcune di quelle che girano su internet – dice il colonnello Antonio Amoroso, vicecomandante dei carabinieri del Nas, nucleo antisofisticazioni – sono imitazioni, ma il mercato e’ fiorente. Da due anni abbiamo allestito una squadra permanente per esplorare il mercato virtuale». Dice sicuro Carlo: «No, questo a me non e’ mai successo. Prendevo solo quelle originali che e’ come se mi avessero stregato. Ancora adesso sono convinto che senza non saro’ mai capace di combinare niente…».

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