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Ansia: che cos’è e a cosa serve

Autore: Dott.ssa Francesca La Lama

Ansia

L’ansia, la cui etimologia latina richiama concetti quali il sentirsi soffocare, stretti, è connotata da varie sensazioni per lo più spiacevoli fra cui il timore, la paura, l’apprensione, la preoccupazione, la sensazione che le cose possano sfuggire di mano, il bisogno di trovare una soluzione immediata e, nel caso di esposizione prolungata, la frustrazione e la disperazione.

L’ansia viene definita dal DMS (APA, 1994) come

Anticipazione apprensiva di un pericolo o di un evento negativo futuro.

Secondo questa definizione quindi l’ansia è quello che succede alla nostra persona quando ci aspettiamo che accada qualcosa di potenzialmente negativo. Il nostro organismo si prepara a tale evento.

E che cos’è che succede alla nostra persona in quei momenti, nei momenti di “ansia”?

Quello che ci succede è suddivisibile in 3 categorie: quello che sento, quello che penso e quello che faccio.

Quello che sento

Si tratta dei processi fisiologici che l’organismo umano mette in atto in maniera automatica. Quello più noti sono i seguenti:

–  Aumento del ritmo respiratorio (che porta a un senso di affanno e di soffocamento)

–  Aumento del ritmo cardiaco (il “cardiopalma”, ossia la tachicardia, il sentirsi il cuore in gola)

–  Aumento della temperatura corporea (si sente caldo, si suda freddo)

–  Aumento della sudorazione (le mani diventano sudaticce, si sente di sudare)

Quello che penso

Le risposte fisiologiche sono sempre accompagnate da una catena di pensieri. Solo parte di tali pensieri è controllata consapevolmente, il resto compare in modo automatico nella nostra mente.  Quello che pensiamo in una situazione di ansia dipende da una molteplicità di fattori tra cui la nostra storia personale e familiare, l’ambiente di vita in cui viviamo, quello che per noi è importante nella vita, le preoccupazioni che abbiamo giorno dopo giorno, eventuali pensieri ricorrenti che sbucano nella nostra testa anche in altre situazioni.

Beck (1987), uno dei fondatori della psicologia cognitiva, ha però individuato alcune modalità di pensiero che risultano problematiche non tanto per il loro contenuto quanto per la loro forma. In particolare Beck parla di distorsioni cognitive quando i nostri pensieri sono “scorretti” dal punto di vista logico. Quello che pensiamo è molto importante poiché il  tipo di pensiero che facciamo ci porta ad affrontare le situazioni in un modo piuttosto che nel loro contrario.

Quello che faccio

Siete di fronte al pericolo temuto. Il sistema nervoso autonomo si è attivato, avete la testa piena di pensieri anticipatori su quanto sta per accadere: che cosa fate? Di fronte a un pericolo, non sono molte le alternative. Possiamo affrontarlo o possiamo fuggire. In entrambi i casi, sia che decidiamo di affrontare quello che temiamo sia che si opti per la fuga, l’ansia diminuisce.

Quindi tornando all’emozione dell’ansia…….

La parola ansia ha un’accezione negativa ma non è solo questo infatti l’ansia è un’emozione di base, naturale e universale.  E’ un “sistema di allarme” fisiologico ed utile alla sopravvivenza della specie che ha la funzione di:

ANTICIPARE IL PERICOLO

VALUTARE LA SITUAZIONE

AGIRE NEL MODO PIU’ ADEGUATO

prima ancora che il pericolo stesso si sia chiaramente manifestato. L’ansia, quindi, non è solo un limite o un disturbo, ma costituisce una importante risorsa, perchè è una condizione fisiologica, efficace in molti momenti della vita per proteggerci dai rischi, mantenere lo stato di allerta e migliorare le prestazioni. Questi tipi di ansia sono costruttivi, ovvero risultano funzionali alla nostra sopravvivenza. Fungono da intermediario tra il mondo esterno e il nostro mondo psichico interno, rendendoci capaci di far fronte ai problemi della vita e di adoperarci per migliorare il nostro adattamento all’ambiente. Sono dunque fattori di crescita e sviluppo della personalità che forniscono stimoli e motivazione all’accrescimento.

La curva di Yerkes-Dodson mostra la relazione tra lo stato emozionale di allarme (ansia) e la prestazione. Con l’aumento dell’ansia l’efficienza della prestazione aumenta proporzionalmente, ma soltanto fino a un livello ottimale oltre il quale l’efficienza prestazionale diminuisce, con ulteriore aumento dell’ansia che ai livelli massimi può portare all’impossibilità di ogni prestazione.

Quando l’attivazione del sistema di ansia è eccessiva, ingiustificata e sproporzionata rispetto alle situazioni, l’ansia diventa disadattativa e causa sofferenza e disfunzionalità perchè può complicare notevolmente la vita di una persona e renderla incapace di affrontare anche le più comuni situazioni. La sovrastima del pericolo o la sottostima delle capacità di far fronte, contribuiscono ad accrescere i sintomi d’ansia che, a loro volta, diventano fonte di minaccia per l’individuo che li sperimenta.

I disturbi d’ansia sembrano essere i principali motivi di consultazione specialistica nell’ambito dei problemi psicologici e la persona che ne soffre richiede aiuto psicologico quando ha fallito nei propri tentativi di gestione del sintomo.

Le principali categorie nei  disturbi d’ansia sono:

fobie (fobie specifiche e fobia sociale)

disturbo di panico (con e senza agorafobia)

disturbo d’ansia generalizzato,

disturbo ossessivo-compulsivo,

disturbo post-traumatico da stress e disturbo acuto da stress.

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