La psicoterapia cognitiva è più efficace dei farmaci

Associazione Italiana Psichiatri

La psicoterapia cognitiva è più efficace dei farmaci, Lo conferma l’Associazione Americana di Psichiatria

La terapia cognitiva è utile per il trattamento di molti disturbi psichiatrici, con un’efficacia pari o in alcuni casi addirittura maggiore rispetto agli psicofarmaci. La conferma arriva dalle linee guida dell’APA, American Psychiatric Association, stilate sulla base di rigorose revisioni della letteratura scientifica.

“La terapia cognitiva è quella che più di ogni altra è stata sottoposta a studi che ne hanno empiricamente e rigorosamente confermato l’efficacia su diverse forme di sofferenza mentale – spiega il Prof. Francesco Mancini, direttore dell’Associazione di Psicologia Cognitiva e della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, scuole di specializzazione post-lauream in psicoterapia cognitiva.

“Tra i vari disturbi per i quali la psicoterapia cognitiva ha dimostrato scientificamente la propria efficacia vi sono la fobia sociale, il disturbo ossessivo-compulsivo, la depressione, gli attacchi di panico e i disturbi del comportamento alimentare, in particolare la bulimia – sostiene la prof. Sandra Sassaroli direttore di Studi Cognitivi.

Gli studi riportati dalle linee guida APA a supporto dell’efficacia della terapia cognitiva sono molti. Vale per tutti lo studio pubblicato sulla rivista scientifica Jama a firma del gruppo di psicoterapeuti Barlow, Gorman, Shear e Woods, condotto su 312 pazienti con disturbo di panico. I pazienti sono stati divisi in 5 gruppi diversi e curati con differenti terapie: solo imipramina (un farmaco antidepressivo di provata efficacia); solo terapia cognitiva; terapia cognitiva e imipramina; terapia cognitiva e placebo; solo placebo.

I risultati hanno dimostrato che la terapia cognitiva è più efficace del farmaco sul lungo periodo. Più precisamente, dopo 12 settimane di trattamento intensivo, terapia cognitiva e imipramina (sia separatamente che insieme) erano di efficacia equivalente ed entrambe superiori al placebo. Dopo 6 mesi di trattamento di mantenimento, terapia cognitiva e imipramina erano di efficacia equivalente, entrambe superiori al placebo e inoltre la combinazione di terapia cognitiva e imipramina era più efficace dei due trattamenti separati. Dopo altri 6 mesi in cui i pazienti non avevano ricevuto alcun trattamento, terapia cognitiva e terapia cognitiva con imipramina erano ancora efficaci mentre il gruppo 1 che aveva ricevuto solo imipramina non era più in condizioni migliori del placebo.

Ciò dimostra che la terapia cognitiva è più efficace dei soli psicofarmaci se si considera la tenuta del miglioramento nel tempo: la psicoterapia continua ad essere efficace, anche dopo la sua conclusione, al contrario dei farmaci.

Le linee guida dell’APA sono, dunque, una svolta nell’approccio ad alcuni disturbi psichiatrici e ridimensionano la tendenza a un esagerato ricorso agli psicofarmaci che in questi ultimi anni sono stati a volte considerati alla stregua di una panacea. “Da un’attenta analisi di queste linee guida emerge che la psicoterapia cognitiva rappresenta, ad oggi, il trattamento da consigliare al paziente come intervento elettivo per molti disturbi psichiatrici – interviene Mancini – Un rapido elenco comprende le forme di ansia e più precisamente il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo da attacchi di panico, la fobia sociale, la depressione e le ricadute, il disturbo post-traumatico da stress e i disturbi alimentari e in particolare la bulimia. Va chiarito anche che quando la terapia cognitiva non viene indicata tra i trattamenti raccomandati, non significa necessariamente che non funzioni. Può essere invece, come spesso accade in medicina, che sono ancora poche le ricerche rigorose condotte per valutarne l’efficacia.”

Sì quindi alle cure farmacologiche quando sono necessarie. Ma sì anche alla psicoterapia per risolvere le difficoltà psicologiche che causano i malesseri. “Il presupposto principale della terapia cognitiva – spiega il Prof. Mancini – è che la sofferenza mentale sia generata da come le persone interpretano e valutano gli eventi, in particolare se stessi e le loro relazioni più significative. Interpretazioni e valutazioni che il paziente va aiutato a riconoscere, distanziare e modificare attraverso tecniche di comprovata efficacia.

Le tecniche cognitive sono solo alcuni tra gli svariati strumenti di cambiamento efficaci che ha a disposizione la psicoterapia cognitiva, la quale si avvale anche di tecniche immaginativo-evocative, come l’imagery with rescripting, la visualizzazione guidata, e comportamentali, come l’esposizione con prevenzione della risposta. L’idea di fondo è quella di usare strategie di provata efficacia, adattandole in maniera specifica, per ciò che concerne i tempi e le modalità di attuazione delle stesse, alle necessità del singolo paziente; questo approccio consente la messa in atto di trattamenti che sono al tempo stesso sperimentalmente validati e clinicamente flessibili.”

Le numerose ricerche sperimentali condotte negli anni sui meccanismi che generano e aggravano i vari disturbi d’ansia hanno dimostrato il ruolo cruciale delle valutazioni di pericolo e dei processi cognitivi con cui si elaborano le informazioni riguardanti i pericoli stessi. Alla base dei disturbi d’ansia vi è, infatti, da una parte, una sopravvalutazione dei segnali di pericolo e, dall’altra, una sottovalutazione delle proprie capacità di fronteggiare il pericolo stesso. L’ansia di parlare in pubblico e la conseguente inibizione a farlo dipende dalla convinzione a priori di ricevere un giudizio completamente negativo a causa di una prestazione che viene ritenuta di sicuro inadeguata: è il caso della fobia sociale.

Con la psicoterapia cognitiva il paziente impara a gestire e padroneggiare in maniera autonoma i propri stati mentali. “Gli strumenti sono l’accertamento dei contenuti cognitivi degli stati mentali, la loro revisione critica e la loro ristrutturazione in vista di un maggiore benessere psichico” – concludono Mancini e Sassaroli.

Fonte: Salute Europa

 

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