Un alunno su due è con “la testa tra le nuvole”

A scuola arriva il trainer per i bambini distratti

MARIA TERESA MARTINENGO

Distratti, agitati nel banco come piccoli leoni in gabbia, con difficoltà ad assimilare le consegne, disorganizzati. Negli ultimi anni, i bambini che a scuola presentano questa condizione – che poi si ripropone a casa, al momento dei compiti – si sono moltiplicati. Problemi che rendono la vita difficile ai bambini, agli insegnanti, ai genitori.
Sul tema della concentrazione negli alunni della scuola primaria il Centro di Psicologia Ulisse, in collaborazione con il Centro Studi Tangram, ha avviato una riflessione. E sabato mattina, nell’aula magna della scuola Casalegno, in via Acciarini 20, numerosi aspetti saranno sviluppati nel seminario «Attenzione e apprendimento scolastico», con Francesco Benso, docente di Psicologia dell’attenzione presso l’Università di Genova. I ragionamenti prenderanno le mosse da un’indagine svolta tra 300 insegnanti torinesi. E arriveranno anche a delineare l’introduzione di una nuova figura, lo «Skill trainer», a metà tra l’insegnante, lo psicologo e l’amico che per qualche tempo affiancherà nei compiti, suggerendo un metodo, ma valutando al tempo stesso le ragioni di difficoltà.
«In generale – spiega Alessandra Petrolati, psicologa del Centro Studi Tangram – i risultati parlano di una diffusa difficoltà da parte dei bambini nel gestire l’attenzione, difficoltà che sembra riguardare per alcuni processi anche il 50% degli alunni. In particolare, i bambini mostrano fragilità nella gestione dell’attenzione selettiva, tendenza all’impulsività rispetto ai compiti che devono affrontare, fatica nella gestione degli aspetti emotivi e del comportamento».
Il 70% degli insegnanti intervistati è concorde nel dire che circa la metà dei bambini viene facilmente distratto e fa fatica a mantenere l’attenzione sul compito assegnato. Ancora: il 60% delle maestre ritiene che oltre la metà degli allievi tende ad «iniziare un compito senza fermarsi a pensare». Oscilla invece tra il 25 e il 50% la fascia degli alunni che «non riesce ad organizzarsi autonomamente nei compiti e nelle attività». Rispetto alla capacità di autoregolazione, cioè di gestire in modo controllato gli aspetti emotivi, le risposte degli insegnanti indicano che il 35% degli alunni il più delle volte «si agita con le mani o i piedi, o si dimena sulla sedia» e «ha difficoltà ad aspettare il proprio turno». Accanto alle difficoltà, che sembrano molto numerose, le risposte dei docenti mettono in evidenza anche aspetti positivi: oltre l’80% ritiene che solo pochi bambini perdano di vista lo scopo del compito che stanno facendo e non riescano a completarlo. L’80% dei bambini, poi, passa da un compito all’altro senza problemi.
Ma che cosa c’è davvero dietro alla «disattenzione»? «A volte un nodo affettivo può generare un blocco – osserva la psicologa – rispetto alla capacità di pensiero e di azione. A volte vengono rivolte richieste troppo alte per cui scattano reazioni difensive che mettono al riparo da inadeguatezza e frustrazione. A volte, invece, le difficoltà poggiano su una “debolezza” più o meno significativa delle componenti cognitive alla base dell’attenzione. Nel 3-4% dei casi le difficoltà derivano da un reale disturbo di attenzione». Responsabilità di videogiochi, internet? «Non ne ragioniamo in particolare – dice il dottor Mauro Martinasso, direttore del Centro Ulisse, che domani concluderà i lavori – perché fanno parte di un contesto sociale generale di “ipersollecitazione”: un eccesso di stimoli che coinvolge anche il passare da un corso di nuoto ad uno di calcio ad uno di inglese. Il problema, poi, è l’assenza di “confini”, di spazi codificati. Internet, come i compiti, deve avere uno spazio e un tempo. Che gli adulti devono aiutare ad organizzare».

Fonte: La Stampa.it

Pubblicato dalla Dott.ssa Francesca La Lama

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