Di quanti amici abbiamo bisogno?

Autore: Dott.ssa Francesca La Lama

Al massimo 150, i veri amici su Facebook

C’è un limite cognitivo al numero di relazioni che sappiamo gestire: e per l’uomo questo limite è intorno a 150. Robin Dunbar , direttore dell’Isitute of Cognitive and Evolutionary Anhropology a Oxford ,  da molti anni studia il modo in cui gli adattamenti evolutivi dei nostri progenitori hanno plasmato la   nostra psicologia e muovono oggi i nostri comportamenti, e nel libro espone le ricerche proprie e altri al riguardo. Centocinquanta  secondo l’autore è il numero massimo di parenti, amici e conoscenti cui un essere umano, a qualsiasi contesto e gruppo sociale, riesce a mantenere relazioni significative in un’intera esistenza . Il limite fissato dal Prof.re Dunbar è un limite insuperabile e universale, poiché inscritto nella nostra biologia, e più esattamente nel nostro cervello. Partendo degli studi sulle scimmie antropomorfe, che hanno un cervello molto più grande di qualunque altro animale, Dunbar abbraccia la tesi secondo la quale: più grande è il cervello più grande è la mappa del mondo sociale che riesce a contenere.  Da queste iniziali riflessioni Dunbar ha individuato un nesso tra volume cerebrale di una specie e numerosità dei gruppi sociali che forma. Questa relazione applicata agli esseri umani, e alla dimensione del loro cervello, predice che l’estensione dei gruppi arriva a 150 ovvero il numero di persone con cui riusciamo a mantenere un certo livello di intimità è limitata dalla dimensione del nostro cervello: e dunque dalla nostra capacità di gestire questi rapporti nella nostra mente. Grande importanza viene data alle relazioni sociali e ancor più a quelle familiari  per la sopravvivenza; il condividere e dividere risorse, ed essere inclusi in una rete di relazioni ci rende più forti nella psiche e nel fisico.

In una intervista pubblicata su “La Stampa”  a cura di Gabriele Beccaria il Prof.re Dunbar risponde così:

Molti fanatici dei social networks giurano di poterla smentire: sono convinti che i nostri limiti biologici vadano molto oltre. Che cosa risponde?

«Che al momento non c’è una sola prova che la tecnologia possa aumentare questa soglia. Più interessante è il fatto che ci può rivelare perché questi limiti esistono».

E qual è la risposta?

«Riguarda il tempo richiesto per costruire un rapporto, un rapporto intenso e solido: è vero che la tecnologia ci permette di velocizzare i contatti e di sapere più velocemente che cosa stanno facendo i nostri amici, realizzando una sorta di memoria esterna. Ma tutti i processi di conoscenza reciproca si fondano sulla capacità di comunicare, e di parlare in particolare, e non possono violare due elementi insuperabili».

Ce li spieghi.

«Nel cervello abbiamo un numero determinato di “scatole” e, una volta che le abbiamo riempite, non ce ne sono altre a disposizione. Il secondo aspetto è il tempo investito in un rapporto: tanto più a lungo non si incontra un amico e tanto più la qualità emozionale del rapporto tende a decadere. Facebook, quindi, come tutti i social networks, ha solo l’effetto di rallentare il processo di declino, esattamente come è accaduto in passato con il telefono e con i cellulari. Alla fine gli amici bisogna comunque vederli. Si deve stare insieme. Non basta scambiarsi emails».

Stimolante, piacevole e  provocatorio, tra leggerezze e curiosità evoluzionistiche questo libro offre spunti interessanti per comprendere le motivazioni dell’agire umano.

Di quanti amici abbiamo bisogno? di Robin Dunbar Raffaello Cortina, Milano, 2011, pp. 284

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