Maggie si mette a dieta. Così rischia l’anoressia

Maggie si mette a dieta Così rischia l’anoressia

La pericolosità dei disturbi alimentari dei bimbi

bambina anoressica

Roma 29 agosto 2011 – ESCE in libreria e fa discutere il ritratto di Maggie goes on a diet di Paul M. Kramer, storia di una ragazzina di 14 anni che diventa la star della scuola dopo aver intrapreso una serie di rinunce per perdere peso. L’obesità affligge i teen ager, ma la favola di Maggie è stata bocciata dai medici negli Stati Uniti. Secondo Joanne Ikeda, nutrizionista a Berkeley, «insinuare l’insoddisfazione per il proprio corpo può innescare proprio quel disordine alimentare che si vorrebbe contrastare». Un altro avvertimento viene dal Regno Unito: bimbe che smettono di giocare e si mettono a misurare le calorie, rifiutando il cibo. Il fenomeno è noto anche in Italia, ne ha parlato in termini allarmanti la psicanalista Pamela Pace su queste pagine. E lo conferma Maria Gabriella Gentile, del centro per i disturbi alimentari del Niguarda di Milano: 9 pazienti su 10 sono ragazze tra i 15 e i 16 anni.

GLI ECCESSI, così come le carenze alimentari, sfasano l’equilibrio dell’organismo. «Tutti i valori ormonali, non solo nella sfera sessuale ma anche anche a livello di surrenale e tiroide, si alterano in caso di bulimia e anoressia — spiega Roberto Castello, direttore della medicina generale endocrinologica nell’ospedale universitario di Verona — . Questo è espressione di adattamento a una sofferenza psichica, il rifiuto della femminilità. Il calo di peso e del tessuto adiposo modifica l’equilibrio delle gonadotropine, il quadro bioumorale segna come un ritorno all’infanzia. Si fermano le mestruazioni, come avviene anche nelle atlete e danzatrici. Ma almeno le sportive superano l’inconveniente, che allentando i ritmi degli allenamenti è reversibile».
Nelle anoressiche si pone il dilemma se intervenire o meno con la pillola o con altri mezzi, e qui entra in scena l’endocrinologo. «Un indice di massa corporea sotto i 18 ci spinge a evitare ulteriori stress — aggiunge il dottor Castello — quindi perché insistere nel far tornare il ciclo a una ragazzina che deve risparmiare calorie? Eppure in ospedale vediamo genitori preoccupati più delle irregolarità della figliola che di altro. Dal nostro punto di vista è bene salvaguardare specialmente parametri come la mineralizzazione ossea».

«UNA RAGAZZINA in sovrappeso sviluppa più facilmente una insoddisfazione per il corpo e comportamenti restrittivi — spiega Simonetta Marucci, endocrinologa del Centro disturbi alimentari di Todi — . Lavoriamo in équipe, non si può prescindere dall’aspetto psicologico o da quello prettamente fisico, spesso gli insuccessi terapeutici sono legati a un approccio parziale. Prioritaria per noi l’attenzione ai rischi per l’organismo (difetto di crescita, bassi livelli ormonali, osteoporosi) anche perché uno stato di denutrizione condiziona la risposta a livello psichico». Il primo fattore di rischio risulta la dieta, quindi sono «bocciate le iniziative che focalizzano l’attenzione sul corpo — conclude la specialista — perché non fanno che alimentare l’ossessione per le forme corporee».

IL RAPPORTO conflittuale con il cibo riguarda circa 3 milioni di italiani. Anoressia e bulimia assillano il sesso femminile (95% dei pazienti che chiedono aiuto) e la fascia d’età tra i 12 e i 25 anni, ma spesso anche donne quarantenni e uomini adulti. Doveroso affrontare il problema, come hanno fatto il ministero della Salute e Pubblicità progresso. Tra le associazioni in prima linea l’Aba, (www.bulimianoressia.it), presieduta da Fabiola De Clerq, e l’Ame (www.associazionemediciendocrinologi.it) presieduta da Giorgio Borretta.

Fonte: Quotidiano.net

Alessandro Malpelo

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