Mangiare con la testa

Mangiare con la testa

di Paola Emilia Cicerone

Mangiare con la testa - di Paola Emilia CiceroneL’Organizzazione mondiale della sanità la definisce la più grave epidemia che abbia mai colpito l’umanità: non stiamo parlando di virus esotici, ma di obesità e sovrappeso. «Se sommiamo questi due fenomeni, in Europa il problema riguarda il 50 per cento della popolazione, negli Stati Uniti si arriva al 70, tanto che l’Oms ha coniato il termine “globesity” proprio per sottolineare che si tratta di un fenomeno mondiale», spiega Ottavio Bosello dell’Università di Verona.
Lo spartiacque per chi voglia davvero sapere come stanno le cose è il Bmi, il famoso Body Mass Index, calcolabile dividendo il peso per il quadrato dell’altezza: se il risultato è 25/26 si parla di sovrappeso moderato, che diventa più serio tra 27 e 29 e obesità dal 30 in su. «A rischio sono bambini e adolescenti, che crescono con abitudini alimentari sbagliate, e sopratutto gli anziani per cui il grasso rappresenta un rischio immediato per la salute», prosegue Bosello. Obesità e sovrappeso preludono infatti ad altre patologie – da quelle cardiovascolari, al diabete, alla dislipidemia – che colpiscono in particolare la società occidentale, ammalata di benessere.

L’arma migliore
Proprio qui sta il problema: oggi la maggior parte degli studi – come quelli pubblicati da “Jama”, la prestigiosa rivista dei medici americani, che all’argomento ha dedicato un intero dossier – mostra che sono soprattutto i meccanismi cerebrali a determinare il nostro rapporto con il cibo. E che a questo livello si deve intervenire, con farmaci che agiscono sui neurotrasmettitori o con quel sostegno psicologico che appare una componente sempre più indispensabile di un regime dimagrante destinato al successo. «Visto che punta a modificare un comportamento, e in un terreno carico di connotazioni emotive come il rapporto con il cibo, la dieta non è molto diversa da una psicoterapia. E in quanto tale presuppone la presenza di un professionista qualificato e un controllo costante», sottolinea Giovanni Caputo, segretario della Società Italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare.
Secondo il Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, promotore di uno studio che ha coinvolto 12 mila donne, le intervistate che si sono rivolte a un dietologo sono riuscite – in un periodo di due anni – a ridurre i grassi consumati nella loro dieta in quantità maggiore rispetto a quante hanno scelto il fai-da-te.
E un recente articolo apparso su Jama conferma che un programma integrato di dieta e consulenza psicologica è probabilmente l’arma migliore per combattere i chili in più.
Ecco spiegato l’insuccesso di tante diete improvvisate, drastiche ma abbandonate in breve tempo fino a creare quel fenomeno di continuo ingrassamento e dimagrimento che gli scienziati definiscono «weight cycling syndrome» o più semplicemente «dieta yo yo», nocivo perché si finisce con il perdere massa magra e sviluppare il tessuo adiposo, soprattutto quello viscerale – la classica «pancetta» – che è strettamente correlato a molti malanni.
«Colpa del benessere che ci sta travolgendo: per millenni l’uomo ha dovuto lottare per procurarsi il cibo, il nostro organismo si è attrezzato in modo da sfruttare al massimo ciò che viene ingerito, soprattutto gli alimenti ipercalorici ricchi di grassi», spiega Borsello. E continua: «È questo un meccanismo indispensabile alla sopravvivenza, ma che funziona anche oggi che, nel mondo occidentale, abbiamo a disposizione cibo abbondante e a basso costo, come mai prima d’ora. Non mangiamo più per nutrirci, ma per scaricare frustrazioni, stare con gli amici, confermare il nostro ruolo sociale».
Un altro fattore di rischio, lo ricordano gli studi pubblicati da “Jama”, viene dalla nostra vita sempre più sedentaria, in cui la fatica fisica spesso è solo un ricordo. Una ricerca americana che ha seguito 50 mila donne per più di dieci anni dimostra una correlazione tra le ore trascorse davanti al televisore e l’aumento del peso corporeo: non solo guardare

Annunci

I commenti sono chiusi.