Disturbo di Panico

Autore: Dott.ssa Francesca La Lama

Disturbo di Panico

Che cos’è

Il disturbo di panico è un disturbo d’ansia, caratterizzato da frequenti ed inaspettati attacchi di panico.

L’ansia e la paura sono emozioni normali, che provano tutti. Hanno la funzione di segnalare situazioni pericolose o spiacevoli. Diventa patologica e va curata quando è eccessiva, compromette l’attività lavorativa e sociale o provoca un disagio prolungato ed intenso.

Come si manifesta

L’attacco di panico è tipicamente accompagnato da alcuni sintomi mentali e fisici: palpitazioni o tachicardia, senso di soffocamento, dolore o fastidio al petto (senso di oppressione toracica), sensazione di sbandamento o svenimento (vertigini, visione annebbiata), disturbi addominali o nausea, sensazione di torpore o formicolio, brividi di freddo o vampate di calore, tremori o scosse, bocca secca o nodo alla gola, sudorazione accentuata, sensazione che la realtà non sia più a stessa (derealizzazione) o sensazione di non essere più gli stessi (depersonalizzazione), paura di perdere il controllo o di impazzire, paura di morire.

L’attacco di panico, dunque, è la forma più acuta e intensa dell’ansia ed ha le caratteristiche di una crisi che  dura circa 10 minuti che può presentare una grande varietà di possibili combinazioni di sintomi. Alcune persone tendono a manifestare prevalentemente agitazione fisica con massiccia presenza di tachicardia, respiro corto, tenzione muscolare ecc; altre persone tendono a sviluppare prevalentemente sensazioni di de realizzazione, depersonalizzazione e senso di vertigini.

Cause

La maggior parte degli studiosi ritiene che siano la conseguenza dell’interazione di pensieri, emozioni e processi fisici. In genere, un periodo o un evento particolarmente stressanti possono scatenare il disturbo in persone con una predisposizione genetica e psicologica ai disturbi d’ansia. Può succedere perciò che il normale livello d’ansia, per esempio a causa dello stress, cresca ed esploda in episodi di panico, più o meno intensi. I motivi per cui le persone soffrono di attacchi di panico sono numerosi.

Tra le cause più diffuse ci sono:

  • la predisposizione genetica;
  • lo stress;
  • le preoccupazioni circa la propria salute;
  • sentimenti spiacevoli causati, ad esempio, da problemi o difficoltà personali o professionali.

Quando questi non vengono affrontati o non possono essere affrontati rimangono latenti, nel tempo, provocando un aumento dell’ansia che si potrà trasformare in panico.

Quali sono le conseguenze

Le sensazioni generate dagli attacchi di panico sono così intense che portano a sviluppare la cosidetta “paura della paura”, ovvero a vivere con il terrore che l’attacco di panico possa ripresentarsi in un luogo dove nessuno può prestare soccorso o dove non si può trovare una via di fuga.

La reazione più comune a questa forte preoccupazione è l’evitamento, nel qual caso viene diagnosticato il Disturbo di Panico con Agorafobia nel quale la persona non va più nei luoghi dove ha sperimentato degli attacchi, o in posti da quali potrebbe essere difficile o imbarazzante allontanarsi in caso di un attacco. In questo modo l’individuo entra in un circolo vizioso costituito da ansia che porta altra ansia.

I comportamenti di evitamento più diffusi sono:

  • non utilizzare automobile, autobus, metropolitana, treno o aereo;
  • non frequentare luoghi chiusi (es. cinema);
  • non allontanarsi da zone considerate sicure (es. casa);
  • non compiere sforzi fisici.

I comportamenti protettivi più diffusi sono:

  • portare con sé farmaci per l’ansia;
  • muoversi solo in zone in cui sono presenti strutture mediche;
  • allontanarsi da casa solo se accompagnati da persone di fiducia;
  • tenere sempre sotto controllo le uscite di sicurezza.

La riduzione dell’autonomia, conseguente all’attuazione dei comportamenti protettivi e di evitamento, danneggia, a breve termine, la qualità della vita di chi ha il disturbo e di chi gli è vicino, e, a lungo termine, il senso di efficacia personale e la stima di sé.

Il decremento dell’efficacia personale e dell’autostima, inoltre, a lungo andare possono produrre una depressione secondaria.

Altra frequente conseguenza del disturbo di panico è l’abuso di sostanze stupefacenti (in particolare l’alcool), a cui la persona può ricorrere come tentativo disperato di gestire il disturbo stesso o la depressione che ad esso può seguire.

Trattamento

I trattamenti per la cura del disturbo di panico riconosciuti come più efficaci sono la farmacoterapia e la psicoterapia.

La terapia farmacologica è a base di benzodiazepine ed antidepressivi di nuova generazione.

Talvolta questo trattamento risulta risolutivo, ma frequentemente, all’interruzione della farmacoterapia, la sintomatologia si ripresenta. I farmaci, infatti, in tempi relativamente brevi riducono l’intensità dei sintomi che caratterizzano il disturbo, ma sembra lascino inalterate le sue cause.

Per tali motivi spesso si consiglia al paziente di seguire sia un trattamento farmacologico, che uno psicoterapeutico.

Come attestato da diversi studi empirici, attualmente la psicoterapia più efficace per il disturbo di panico è quella cognitivo-comportamentale, applicata individualmente o in gruppo

Studi condotti in diversi paesi dimostrano che più dell’80% delle persone si libera degli attacchi di panico dopo un breve periodo di terapia.

Il panico influenza il nostro corpo, i nostri pensieri e le nostre azioni. Per questo la terapia cognitivo-comportamentale interviene in ognuna di queste tre aree attraverso un protocollo che contiene le seguenti procedure:

  • ricostruzione della manifestazione iniziale e attuale del disturbo;
  • formulazione di un contratto terapeutico, che contenga, in particolare, obiettivi condivisi da paziente e terapeuta e i loro rispettivi compiti (es. compiti a casa per il paziente);
  • psicoeducazione, che consiste nel fornire al paziente informazioni sul disturbo, in particolare le sue modalità di insorgenza e mantenimento (mediante la ricostruzione del circolo vizioso del panico);
  • insegnamento di tecniche per la gestione dei sintomi dell’ansia;
  • individuazione delle interpretazioni erronee (es. pensieri catastrofici) che portano all’attacco di panico e messa in discussione di tali interpretazioni;
  • esposizione graduale alle sensazioni e agli stimoli temuti ed evitati;
  • prevenzione delle ricadute.

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