Mindfulness

Mindfulness

Fonte: Ecomind. Articolo di Pietro Spagnulo

Da alcuni decenni, la psicoterapia cognitivo comportamentale è considerata dalla comunità scientifica e dalle più importanti organizzazioni internazionali la più efficace ed affidabile terapia psicologica per un gran numero di problemi emotivi e disturbi mentali.
I recenti sviluppi di questo approccio confermano la sua vitalità e la tendenza a mantenersi al passo con la ricerca scientifica e le esigenze della società. In particolare, negli ultimi quindici anni, la ricerca ha messo a punto alcuni importanti avanzamenti che spingono alcuni autori a parlare di terapia cognitivo comportamentale di terza generazione basata su una importante acquisizione metodologica che prende il nome di mindfulness.

Tuttavia, il valore rappresentato dalla mindfulness per la salute, va oltre il confine della psicoterapia e delle terapie psicologiche, in quanto, agendo sulla reazione allo stress assume una importanza rilevante anche per il trattamento e la prevenzione di disturbi fisici, come l’ipertensione arteriosa, le sindromi dolorose, alcuni disturbi del ritmo cardiaco, molte malattie psicosomatiche.

Che cos’è la mindfulness

In senso lato, il termine “mindfulness” si riferisce ad una attenzione consapevole, intenzionale e non giudicante alla propria esperienza nel momento in cui essa viene vissuta. Tale atteggiamento di accettazione radicale viene coltivato con una pratica quotidiana di esercizi specifici. Studi recenti indicano, infatti, che la pratica costante di tali esercizi o “meditazioni” ha profondi effetti sulla salute fisica e mentale.

E’ importante sottolineare che il concetto di “accettazione”, insito nella pratica della mindfulness, non deve essere confuso con quello di “rassegnazione”. Se la rassegnazione implica una rinuncia ad agire rispetto agli eventi, la mindfulness, al contrario, partendo dalla consapevolezza di ciò che è, predispone a muoversi in direzione dei propri valori più profondi ed autentici. La pratica della mindfulness si propone, infatti, di aiutare a sostituire nella vita quotidiana comportamenti reattivi, automatici e distruttivi con scelte consapevoli ed appropriate al contesto.

Ciò si realizza attraverso tre abilità fondamentali che vengono apprese e coltivate con la pratica quotidiana:

1. Apprendere ad ancorarsi al momento presente, invece di essere catturati da anticipazioni catastrofiche del futuro, oppure da recriminazioni sul passato. L’attenzione al momento presente è una componente fondamentale di un’antica pratica meditativa, chiamata vipassana, ripresa e rielaborata per la prima volta nel Mindfulness Based Stress Reduction program di Jon Kabat-Zinn a fini terapeutici (Kabat-Zinn, 1990).

2. Apprendere a riconoscere i pensieri in quanto tali, e a non considerarli dati di fatto. Questa componente del lavoro basato sulla mindfulness non deve essere confuso con la ristrutturazione cognitiva. Se nella ristrutturazione cognitiva ci si prefigge di modificare le convinzioni ed i pensieri, con la pratica della mindfulness si persegue invece il “decentramento” (Kabat-Zinn, 1999; Segal, Wilson, Teasdale, 2005) chiamato anche “defusione” (Hayes, 1999) o de-identificazione dai propri pensieri (fusione).

3. Superare la tendenza all’evitamento esperenziale, caratterizzato da atteggiamenti di fuga e di rifiuto nei confronti dei propri pensieri, emozioni e sensazioni fisiche. Questo obiettivo è correlato alla consapevolezza di poter scegliere le proprie azioni, e su cosa applicare il nostro impegno. Da questo punto di vista, la mindfulness è un potente stimolo in direzione dei propri valori personali e dunque alla esposizione alle situazioni e circostanze generalmente evitate.

Applicazioni cliniche della mindfulness

Al momento si conoscono e si applicano quattro diversi programmi basati sulla mindfulness: la Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR), la Mindfulness Based Cognitive Therapy for depression (MBCT), la Terapia Dialettica e l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT).
Questi programmi sono utilizzati con particolare efficacia per i disturbi d’ansia, la depressione, il dolore cronico, e tutte le malattie fisiche che possano giovarsi di una migliore risposta dell’organismo ai processi patologici.
Gli operatori possono inoltre trarre grandi benefici personali e professionali dalla pratica della mindfulness, gestire lo stress ed il burn out con maggiore forza e consapevolezza, e apprendere ad adottare scelte creative, più appropriate al contesto e più soddisfacenti.
Si sottolinea, inoltre, che la pratica della mindfulness può essere integrata con qualsiasi altro tipo di approccio terapeutico, in quanto non solo non interferisce con i processi di rielaborazione, ma addirittura li favorisce in quanto apre la strada ad una accettazione ed esplorazione della propria interiorità e del proprio corpo.

Per apprendere a praticare la mindfulness

Per apprendere a utilizzare la mindfulness a scopo terapeutico, bisogna frequentare una terapia o un corso guidati da un professionista esperto di applicazioni cliniche della mindfulness. La mindfulness a scopo terapeutico non è una pratica spirituale, ma un vero e proprio strumento integrato con le strategie psicoterapeutiche per superare difficoltà emotive.

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