Sono figli di un mondo che crede nelle pillole

Articolo di Elena Lisa, Stampa, Nazionale, 26/2/2010

Nell’universo globalizzato, dove ci si scambia informazioni attraverso internet, non c’e’ porzione consistente di mondo che resti esclusa dal business che lucra. Anche quando contrabbanda abbagli e a rimetterci e’ la salute. Percio’ credere che l’abuso di farmaci non coinvolga gli studenti italiani, e’ impensabile. Ne sa qualcosa Riccardo Gatti, direttore scientifico dell’Osservatorio sulle dipendenze della Lombardia. Sui miracoli promessi dalle pilloline magiche che «aumentano la concentrazione» ha un’idea precisa: «sono cialtronate». Gli studenti s’impasticcano, ma gli effetti non ci sono? «Ci sono, ma sono immediati e durano poco. A differenza delle conseguenze che, invece, sono devastanti e dalle quali si esce con grande fatica». Il solito allarmismo? “Parlano i fatti: la generazione tra i venti e i venticinque anni e’ in preda all’ansia, ha difficolta’ di relazione, disturbi sessuali, soffre piu’ delle precedenti di depressione e disagi mentali. Sono solo alcuni degli effetti collaterali dell’abuso. Questo e’ allarmismo?”. No, ma nemmeno e’ il metodo per convincere i ragazzi a non «farsi» di medicine. Le vendite in rete dilagano… “Da un paio d’anni il messaggio legato alla vendita di molti farmaci, anche quelli da banco, preme sulle virtu’ energizzanti di cui sono capaci: bustine multivitaminiche, compresse effervescenti che danno carica e sciroppi che garantiscono vitalita’ in ogni momento della giornata”. «Doping» per vivere? Gia’. Che diventa lecito, sdoganato dalla comunicazione ”ufficiale”: un doping che oggi si prende sotto forma di farmaco. Con queste premesse, perche’ uno studente dovrebbe aver paura o giudicare immorale buttar giu’ una pillolina per superare un esame?. Dovrebbe farlo perche’ sa, perche’ e’ informato… “Dovrebbe, ma non puo’. I ragazzi vivono nella societa’ che sdogana il ”doping” e considerano internet un mezzo d’informazione autorevole. Credono a cosa viene detto e scritto nella rete. Percio’ serve controllo”. Come i test antidoping all’Universita’? “No. Queste sono soluzioni che i ragazzi saprebbero aggirare. Il controllo a cui penso e’ l’accompagnamento costante durante la crescita da parte degli adulti”. Come potrebbero convincerli a lasciar perdere farmaci che promettono capacita’ mentali piu’ agili e potenti? “Con una semplice considerazione: se davvero le pillole rendessero piu’ intelligenti, la prima cosa che farebbe chi le prende sarebbe smetterla di farlo”.

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