Cosi’ cervelloni, cosi’ fragili

Articolo di Lisa Elena, Stampa, Nazionale, 4/9/2010

Alvy ha sette anni, i capelli rossi, gli occhiali grandi e un’intelligenza fuori misura. Un giorno la mamma lo trascina dal dottore: e’ sempre triste, sembra depresso: «Che cos’hai Alvy?» «Succede che l’universo e’ in espansione e prima o poi esplodera’». E la mamma: «Ma che t’importa dell’universo? Tu vivi a Brooklyn e Brooklyn mica si espande!». Eccolo il genio incompreso: l’Alvy di «Io e Annie» (uno dei film piu’ riusciti di Woody Allen) sta li’ ad interrogarsi e intanto si perde la fanciullezza. In Italia, di «cervelloni» come lui ma gli esperti dicono che il termine giusto per definirli sia «bimbi plusdotati» – ce ne sono tanti: 8 ogni 100. Tuttavia – spiega Anna Oliverio Ferraris, psichiatra dell’eta’ evolutiva – «non tutti sono felici, perche’ hanno un’intelligenza superiore che puo’ non essere capita oppure perche’ il loro talento li trasforma in fenomeni da baraccone». Troppe aspettative, troppi obiettivi da raggiungere: i bambini plusdotati vivono infanzia e gioventu’ sotto esame. Un caso emblematico e’ quello di William James Sidis, vissuto nei primi del 900 in America, diventato l’attrazione per un intero Paese, che ne seguiva con ansia i progressi: a tre anni William parlava il francese, a otto aveva pensato una speciale tavola logaritmica, a 12 era iscritto a Harvard, a 15 si laurea in matematica. La pressione e’ cosi’ grande da fargli venire un esaurimento nervoso e il desiderio di sparire. Di lui si perdono presto le tracce: le ultime notizie lo davano come impiegato delle poste. «Il punto e’, qui continua la psichiatra : avranno pure un’intelligenza sopra la media, ma si tratta di bambini che devono vivere la loro eta’». Non possono percio’ mancare feste con i compagni, nuotate in piscina, partite di calcio, ninna nanna al bambolotto e campeggio con gli amici. Non devono sentirsi «bestie rare» e restare imbrigliati in un ruolo da cui non e’ facile uscire. Anche perche’ poi, crescendo, non tutti si rivelano dei veri geni. «Ci sono bimbi precoci – dice Eugenio Aguglia, presidente della Societa’ italiana di Psichiatria che sembrano avere una marcia in piu’ rispetto agli altri, ma nell’adolescenza si riallineano con i coetanei. Se scuola e parenti fino ad allora li hanno trattati come eccezionali, faranno una gran fatica, da grandi, a non credersi piu’ tali». Ma tra le fonti di ansia e infelicita’ c’e’ anche la noia. I bambini con un quoziente intellettuale piu’ alto possono non trovare stimolanti le lezioni o gli amici. «Per questo dice Anna Maria Roncoroni, presidente dell’Aistap, l’associazione per lo sviluppo del talento – e’ importante che gli insegnanti sappiano cogliere le differenze tra gli allievi e stimolare le loro capacita’». Mai obbligandoli, pero’. Se lasciati liberi, i bambini trovano sempre la strada giusta per cercare cio’ di cui hanno bisogno. Anche quella di snobbare la loro genialita’ e fingersi «normali».

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