Contano anche padri, nonni, asili: l’amore deve essere allargato

Articolo di Francesco Rigatelli, Stampa, Torino, 2/8/2010

Si parla di lavoro, di famiglia, di donne e di tempo dedicato ai bambini. Si tratta delle basi di un sistema sociale, quindi della vita della citta’ e, insomma, della politica nel senso piu’ ampio possibile. Ernesto Caffo, professore ordinario di Neuropsichiatria infantile all’Universita’ di Modena e’ la persona con cui parlare di tutto questo. Fondatore nel 1987 dell’associazione Telefono azzurro per i diritti dei piu’ piccoli ha il tono serio di chi si occupa da una vita di simili temi. «Qualsiasi ricerca che spinga i genitori lontano dai bimbi per lungo tempo mi suona strana – esordisce -. Per ogni figlio e’ fondamentale costruire relazioni solide fin dall’inizio della vita. Una certezza che risulta da tanti studi sugli uomini e sugli animali> >. L’incontro con gli altri come aiuta i bambini? «Interazioni di qualita’ favoriscono lo sviluppo. Al di la’ della necessaria figura materna ci sono tante persone di riferimento utili a regalare competenze al bimbo. Deve trattarsi di persone in grado di accoglierlo, accudirlo e accompagnarlo nella crescita». A quali altre figure si riferisce? «A chi frequenta stabilmente il piccolo. A tutti coloro che lo prendono in cura: nonni, zii e fratelli. E in una societa’ evoluta anche figure esterne di accompagnamento, come il personale degli asili nido». Quanto e’ importante il rapporto col genitore rispetto a quello con queste altre figure? «L’interazione tramite sguardi, esperienze sensoriali, come il contatto fisico, e relazionali sono fondamentali per la crescita del bambino col genitore. E sono rilevanti anche per l’adulto. Che cosi’ comincia a capire il figlio e a saperne di conseguenza anticipare i bisogni. Si crea, insomma, una danza relazionale tra i due». La mamma che specificita’ ha? «I ruoli genitoriali sono sempre piu’ scambiabili. Allattamento a parte, il risveglio, l’alimentazione, il gioco e l’addormentamento sono momenti di presenza fondamentale sia per la mamma che per il papa’». Come si diventa bravi genitori? «Fin dalla gravidanza bisogna predisporre tutto cio’ di cui il bambino necessita, come la divisione del tempo del figlio tra le persone che lo accudiscono. Perche’ non ci puo’ essere una mamma da sola, serve l’aiuto di tutti i membri della famiglia e di esterni. L’ambiente attorno al bimbo dev’essere armonico e costituire una base sicura su cui crescere introiettando le conoscenze necessarie per farlo da persone di fiducia». Diamo i numeri. Quali sono i tempi da dedicare a un figlio? «La mamma deve stare sempre con lui per i primi tre mesi, poi puo’ lavorare part time per allattarlo. Nei primi otto mesi e’ sconsigliabile lasciare il bimbo ad estranei. Poi, asili nido nelle aziende aiuterebbero. Infine, bisogna tener presente che non e’ la presenza fisica ad aiutare il bimbo ma l’interazione. Se la mamma sistema la casa e il papa’ guarda la tv il bambino non e’ stimolato a crescere. Piu’ ore di qualita’ insieme si passano nel primo anno di vita e meglio e’».

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